giovedì, novembre 09, 2006

Francesco su "La fine della Politica?"



Ad un certo punto ero convinto dell'opinione della "fine della politica"che non potrebbe più cambiare senza un precedente rinnovamento morale della società civile. Su questa idea poi ho un po' letto e riflettuto e mi sono reso conto che il discorso è più articolato. Credo anch'io, ma lo dimostra il fatto che il 60% degli italiani non si fidano dei politici, che esiste una frattura tra società politica, sistema statale-amministratrivo e società civile. Non so come fa Franceschini, come ho letto di recente, a dire che questo scollamento è una pura invenzione, mi pare che viva appunto in un mondo chiuso e autoreferenziale.
Credo che come sostiene un famoso sociologo statunitense ( J. C. Alexander ) che la battaglia per la democrazia si identifica con la crescita dell'autonomia responsabile della società civile( formazioni sociali, reti primarie ) chelapolitica sia schiacciata da un lato dai vincoli sempre piu stringenti delle istituzioni internazionali Europa, FMI, WTO e dall'altro dalla sfrenata competizione globalizzata, per cui sono veramente non dico ristrette ma a sovranità limitata le opportunità di scelta, al di là del neoliberismo e della società dei consumi dominanti. Conseguenza: la crescente divaricazione tra ricchi e poveri sia all'interno dell' Occidente che a livello globale, anche se non dimentico i progressi di Cina, India, sudest asiatico che però per ora riguardano fasce ristrette della popolazione. (A proposito bello il film di Amelio "La stella che non c'è" , sulla realtà della cina).
Però, leggendo sul sito di Repubblica alcuni degli interventi sul dibattito sul futuro della sinistra e del socialismo, mi sono dovuto un po' ricredere. La politica ha spazi enormi di manovra, ma innanzi tutto deve liberarsi dai condizionamenti dell'oligarchia mondiale del denaro (soprattutto USA), che con globalizzazione e finanziarizzazione dell'economia guida di fatto le scelte politiche ed economiche dei governi. Esempio, basta guardare alla guerra in Iraq, voluta per interessi geopolitici in funzione di protezione di Israele, di posizionamento anti cinese e per il petrolio.
In quel dibattito dicevo ci sono vari interventi: Bertinotti, Ruffolo, Giddens, Beck, Veltroni, Raichlin (si scrive cosi ?), Blair. Al dila della visione economicistica di un pò di tutti, essendo di derivazione marxista, la cosa interessante è appunto la presa d'atto che per le dinamiche di potere che dicevo prima, ormai viviamo non in una democrazia, (ma è mai esistita ?) ma in un sistema oligarchico dominato da pochi ricchissimi e potenti uomini d'affari, che controllano oltre che i politici attraverso i finanziamenti occulti o palesi, l'informazione, i consumi, la cultura di massa, ecc. Rispetto a questo quadro terrificante c'è una prospettiva che emerge soprattutto dall'intervento di Beck, ma l'idea di fondo è quella kantiana del governo mondiale, cioè una nuova stagione dei diritti e della cittadinanza a livello globale che riaffermi il primato della giustizia sociale, della pace, della libertà, attraverso, appunto, un governo globalizzato dei processi economico-sociali. Lo so, l'idea appunto era già di Kant, ma perchè non è nell'agenda dei politici, perchè l'Europa è assente su questo, mi sembra un cane che si morde la coda, perchè si ritorna al problema di chi veramente ha il potere. Quindi però la politica non è finita, solo è controllata, per questo c'è bisogno di far crescere la società civile di prendere coscienza tutti, a partire da me, che dobbiamo riprenderci la libertà che ci appartiene e che ogni giorno ci viene rubata, in tante viscide e subdole maniere. Liberarsi dalle nostre dipendenze che ci ostacolano nel vivere pienamente: la maledetta televisione, gli affetti soffocanti, le mode effimere, i consumi inutili, le fissazioni infantili ( chi è che non ne ha ), il bombardamento di un'informazione manipolante e falsa. Solo cosi secondo me, in un orizzonte di senso, ha significato parlare di nuova società civile, di partito democratico, di crescita, di sviluppo.

3 commenti:

Francesco Alotta ha detto...

Scusa ma solo oggi ho letto il tuo messaggio sotto il mio post.
Condivido quato hai scritto.
Consiglio a tutti di occuparsi direttamente di politica.
Perchè noi possiamo disinteressarci della politica, ma questa si interessa di noi ogni giorno e gli eletti decidono per noi. Meglio quindi cercare di metterci qualcuno che la pensa come noi.

socioweb ha detto...

Trovo molto appropriato il commento di francesco sull'articolo di francesco pubblicato sul mio blog. Ma da dove partire per occuparsi di politica? Come farlo, quando le vecchie armi della partecipazione democratica appaiono ormai oggetti spuntati? Lancio il tema della partecipazione alla luce di un nuovo modo di esistere della democrazia.

trotzky ha detto...

Se posso dare il mio contributo, partecipare alla politica significa semplicemente interessarsi a tutte le questioni che coinvolgono la collettività (NO TAV, diritti civili, autonomia dello Stato dalla Chiesa), partecipare al relativo dibattito e andare a manifestare pro o contro, per far valere anche il proprio parere.
Per limitare i danni del liberismo o addirittura annullarlo (oggi è possibile, data la terribile crisi economica che attanaglia gli USA di cui i media ovviamente non fanno parola), basta limitare i consumi allo stretto necessario. Dobbiamo opporre al consumismo idiota che fa solo gli interessi delle multinazionali la semplicità della vita di un tempo e l'interesse per natuta.