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lunedì, giugno 17, 2013
venerdì, settembre 28, 2012
Idee per un ricambio politico
L'intervista di Agostini e la replica di Fontanelli riportate da Il Tirreno negli ultimi giorni sono spunti di riflessione che ci dovrebbero invitare più a pensare che a prendere posizione e schierarsi immediatamente per l'uno o per l'altro. E' indubbio che il primo porti dati di realtà e argomenti a vantaggio della cosiddetta "rottamazione". La sua è un'analisi da tener di conto. Fontanelli d'altra parte pone problemi di legittimità e di rappresentanza, non marginali e per nulla indifferenti per le democrazie che vogliano continuare ad essere tali. Eppure quest'ultimo quando parla di "merito" lo fa astraendo dalla realtà in cui questo si forma e dal sistema che lo adotta come tale. In parole povere chi ha potere, lui dice, è perché è un ganzo, ci sa fare, se lo è meritato. Vero, si è fatto la sua gavetta, ha servito l'ideale e adesso ne raccoglie i frutti. Vero anche che essere giovane non è una garanzia e nemmeno chiamarsi fuori come fa Renzi che da secoli però bazzica l'ambiente e non ne è certo un estraneo.
E' però del pari evidente che l'analisi di Fontanelli pecca di positivismo logico e non è vero che i potenti sono tali solo perché ricoprono posti da potenti. Essi sono anche persone nel ruolo di potenti e come tali, specialmente laddove vige il monoblocco politico essi debbono mantenerlo questo potere. E lo fanno nei soliti modi più o meno leciti: il mercato della politica è questo. Quindi inutile affermare come fa Fontanelli che le competizioni sono libere e quindi tutti possono gareggiare. Che ne pensa Fontanelli delle tv di Berlusconi e dell'immenso potere per il quale abbiamo gridato allo scandalo democratico quando lui "gareggiava". Grazie, son boni tutti a gareggiare così.
Il fatto poi che assolva il ricambio politico dicendo che quello associazionistico è peggio non ci dice nulla. Il potere è cristallizzato ovunque esso sia ed un intero territorio fatica senza energie nuove. Si allontana la costruzione, già di per sé faticosa, della partecipazione della gente, linfa vitale di ogni democrazia, con o senza computer alla mano. Il pc è solo uno strumento, la sostanza è ben altra.
lunedì, aprile 16, 2012
Gli ospedali sono utili, i partiti per nulla
Gli ospedali sono utili, i partiti per nulla
Ho trovato esilarante, dopo tutto quel che è accaduto, la giustificazione data dai rappresentanti dei tre più grandi partiti, circa la necessità di mantenere il finanziamento pubblico.
Non regge per nulla l'appellarsi al fatto che senza finanziamento pubblico prevarrebbe il far west delle lobbies. Se iniziamo ad usare, come avviene in tutto il mondo, il criterio della TRASPARENZA ogni singola lobby diventa manifesta e ogni singola donazione viene tracciata.
il sistema dei partiti deve ridimensionarsi, snellirsi, arrivare ai minimi termini. Sono balle quelle che vi stanno raccontando circa la fine della democrazia. Per me son più importanti l'istruzione e la sanità, la crescita che non i partiti.
mercoledì, gennaio 04, 2012
La rivoluzione della condivisione
La rivoluzione della condivisione
"Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne insieme è la politica, sortirne da soli è l’avarizia."
Don MIlano "Lettera a una professoressa"
Uscire dalla crisi per condivisione di quelli che sono i nostri bisogni interiori. Oggi è dappertutto questa voglia di farsi sentire. Non la percepite tutt'intorno come preme? Una voglia che scalcia e chiede cambiamento. Non sentite la paura dei capi (quei pochissimi tronfi dei loro successi) dietro le loro vuote parole sull'economia? In realtà qui in mezzo alla strada, affondata nella crisi, fuori dalle televisioni ci sono persone inflessibili circa quel che davvero vogliono. Persone che hanno bisogno di scambiare idee. Certo, ve ne sono altre che vivono ancora l'ubriacatura dell'ideologia del nuovo capitalismo, che ci dicono di sopportare perché sono nati servi dei servi, perchè vivono di illusioni, magie e sono ancora preda dei loro fantasmi.
Ho voglia di scambiare questi bisogni uguali ai tuoi. Ho voglia di strapazzarti per quella boria che porti in giro, dettata dalla falsa illusione che tu sia ancora un INDIVIDUO, mentre sei solo un UMANOIDE dedito ai consumi. Che farai quando non avrai più null'altro da comprare? Non ti servirà più nessun altro FALSO BISOGNO.
In giro c'è crisi ma dalla crisi può nascere la POLITICA, quella che ci fa uscire TUTTI INSIEME dall'attuale stato di cose. In fondo chi ci sta guadagnando sono sempre i pochi e sempre di più questi. Chi sta morendo sono la maggior parte delle persone, defraudate dei loro VERI BISOGNI INTERIORI.
Non sto parlando di quanto è bello stare assieme, parrocchiette dove tutti uniti ci diamo la mano: non vi servono nuove falsità. C'è da scontrarsi, nessun o se lo dimentichi. Il conflitto ci sarà e sarà sempre più duro, ma nel conflitto si cresce e ci capiscono le idee ed i motivi degli altri.
"Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne insieme è la politica, sortirne da soli è l’avarizia."
Don MIlano "Lettera a una professoressa"
Uscire dalla crisi per condivisione di quelli che sono i nostri bisogni interiori. Oggi è dappertutto questa voglia di farsi sentire. Non la percepite tutt'intorno come preme? Una voglia che scalcia e chiede cambiamento. Non sentite la paura dei capi (quei pochissimi tronfi dei loro successi) dietro le loro vuote parole sull'economia? In realtà qui in mezzo alla strada, affondata nella crisi, fuori dalle televisioni ci sono persone inflessibili circa quel che davvero vogliono. Persone che hanno bisogno di scambiare idee. Certo, ve ne sono altre che vivono ancora l'ubriacatura dell'ideologia del nuovo capitalismo, che ci dicono di sopportare perché sono nati servi dei servi, perchè vivono di illusioni, magie e sono ancora preda dei loro fantasmi.
Ho voglia di scambiare questi bisogni uguali ai tuoi. Ho voglia di strapazzarti per quella boria che porti in giro, dettata dalla falsa illusione che tu sia ancora un INDIVIDUO, mentre sei solo un UMANOIDE dedito ai consumi. Che farai quando non avrai più null'altro da comprare? Non ti servirà più nessun altro FALSO BISOGNO.
In giro c'è crisi ma dalla crisi può nascere la POLITICA, quella che ci fa uscire TUTTI INSIEME dall'attuale stato di cose. In fondo chi ci sta guadagnando sono sempre i pochi e sempre di più questi. Chi sta morendo sono la maggior parte delle persone, defraudate dei loro VERI BISOGNI INTERIORI.
Non sto parlando di quanto è bello stare assieme, parrocchiette dove tutti uniti ci diamo la mano: non vi servono nuove falsità. C'è da scontrarsi, nessun o se lo dimentichi. Il conflitto ci sarà e sarà sempre più duro, ma nel conflitto si cresce e ci capiscono le idee ed i motivi degli altri.
sabato, agosto 27, 2011
Far rinascere la democrazia
Carissimi Cittadini in Piazza,
ho letto con grande attenzione e partecipazione quanto avete espresso nell'edizione inaugurale dell'omonimo giornale e ritrovo tutt'intera nell'umile e attenta elencazione dei problemi del vostro Comune la necessità che abbiamo tutti di sollevarci.
Sollevare il petto ed il capo per la nostra dignità di cittadini.
Ci hanno fatto credere che potevamo rassegnare le dimissioni dalla politica che a questa ci avrebbero pensato loro, che potevamo lasciarci cullare dalla ricchezza del loro supermercato globale, che la ricchezza avrebbe raggiunto anche gli altri diversi da noi. Il risultato è che ci abbiamo creduto e siamo diventati passivi e impauriti, incapaci di dire NO, di gridare basta alle sopraffazioni.
Vivo accanto a voi nel comune di San Giuliano. Qui le problematiche sociali e di disagio sono ancora più forti. Ma non abbiamo voce per cambiarle, per la nostra passività, ma anche perché chi non è nello schema dei partiti è un ANTIPOLITICO. Adesso ci chiamano così e vedrete questa parola sosituirà ben presto "comunista", "statalista" e altro.
Chi non tollera come stanno andando le cose, anche nella rossatoscana, non è un antipolitico, è un ribelle (l'Espresso n. 35 2011 pg. 53).
E così voglio esserci anch'io, perché stanno crollando le loro certezze, perché si sta facendo largo una marea di partecipazione mai avuta prima, vedrete. E adesso mettiamoci al lavoro. Il mio cruccio fra i tanti ad esempio è il disfacimento di quel bene comune rappresentato dal Parco della Pace di Pontasserchio che chiedo a tutti di aiutarmi a ricostruire. Iniziamo pure anche senza di loro.
ho letto con grande attenzione e partecipazione quanto avete espresso nell'edizione inaugurale dell'omonimo giornale e ritrovo tutt'intera nell'umile e attenta elencazione dei problemi del vostro Comune la necessità che abbiamo tutti di sollevarci.
Sollevare il petto ed il capo per la nostra dignità di cittadini.
Ci hanno fatto credere che potevamo rassegnare le dimissioni dalla politica che a questa ci avrebbero pensato loro, che potevamo lasciarci cullare dalla ricchezza del loro supermercato globale, che la ricchezza avrebbe raggiunto anche gli altri diversi da noi. Il risultato è che ci abbiamo creduto e siamo diventati passivi e impauriti, incapaci di dire NO, di gridare basta alle sopraffazioni.
Vivo accanto a voi nel comune di San Giuliano. Qui le problematiche sociali e di disagio sono ancora più forti. Ma non abbiamo voce per cambiarle, per la nostra passività, ma anche perché chi non è nello schema dei partiti è un ANTIPOLITICO. Adesso ci chiamano così e vedrete questa parola sosituirà ben presto "comunista", "statalista" e altro.
Chi non tollera come stanno andando le cose, anche nella rossatoscana, non è un antipolitico, è un ribelle (l'Espresso n. 35 2011 pg. 53).
E così voglio esserci anch'io, perché stanno crollando le loro certezze, perché si sta facendo largo una marea di partecipazione mai avuta prima, vedrete. E adesso mettiamoci al lavoro. Il mio cruccio fra i tanti ad esempio è il disfacimento di quel bene comune rappresentato dal Parco della Pace di Pontasserchio che chiedo a tutti di aiutarmi a ricostruire. Iniziamo pure anche senza di loro.
lunedì, novembre 22, 2010
I Comitati dei Cittadini e il futuro della democrazia
Ognuno dei nomi che seguono in questo elenco è un punto in meno per la politica e per la democrazia rappresentativa che non è riuscita a dare risposte alle relative domande di giustizia. Questi gruppi di cittadini contano eccome,se davvero crediamo al futuro ed alla possibilità di un mondo migliore. Essi stanno superando il vecchio concetto di democrazia rappresentativa. Secondo il mio modestissimo parere, come cittadinanza cosciente, essi dovrebbero avere posti di rappresentanza negli enti locali, negli organismi politici e nelle società partecipate, se non nei massimi consessi regionali e nazionali. Con la attuale legge elettorale si va invece nella direzione opposta: vince la quantità, non la qualità del voto.
I nostri gruppi di cittadini ragionano di cose concrete e puntano il dito sulle manchevolezze del sistema. Prima fra tutte la gestione del territorio (rifiuti, beni comuni, elettrosmog, ecc.) e della salute. Impegno che sorge spontaneo come estrema difesa dall'uso spregiudicato delle scelte a nome del mercato, mosso dal finto dirigismo, quello che considera la partecipazione popolare nelle scelte di governo un lusso ed un vecchio ammennicolo superato dalle logiche aziendaliste.
Penso che la tematica della rappresentatività diventerà fra breve molto, molto scottante, anche qui da noi in Toscana, dove si aprono orizzonti interessanti che per adesso però restano soffocati dalle solite clientele di speculatori e mafie locali anche di sinistra. Messaggio al PD: cosa aspettate a mandarli via? O preferite essere travolti dall'imminente ondata? A voi la scelta.Un elenco molto sommario e solo esplicativo dei Comitati nati in provincia di Pisa, con i rispettivi link. Resto in attesa di vostri ulteriori suggerimenti.- Elettrosmog:Comitato cittadino contro l'antenna in via del Paduletto- Gestione del territorioCoordinamento spontaneo di cittadini, apartitico e trasversale, unito dalla voglia di partecipare ed essere informato sulle scelte che influiscono sul nostro territorio- Gestione del territorio- Protezione ambientaleGruppo per la salvezza dell’Acquedotto Mediceo di Pisa che è parte del SITO UNESCO DI PISA ed a protezione di tutto l’ambiente agricolo paesaggistico del padule
- Smaltimento rifiuti, salute pubblicaControllo emissioni inceneritore di Gello in Valdera- Beni Comuni, gestione dell'Acqua- Diritto all'abitazione- Immigrazione
mercoledì, settembre 01, 2010
Lettere ad Alix: giustizia!
L'argomento di cui ti voglio parlare oggi è il filo conduttore della mia vita: la giustizia. Non è solo un temino da svolgere, è la mia sofferenza, il mio patimento e non solo mio, ma di una grande parte della mia generazione.
Stiamo vivendo in un paese cattivo che ha fatto del sopruso la sua forma di vita, un paese dove i rapporti sociali sono regolati dal potere. Tu dirai che è normale, che chi ha soldi ha tutto ed ha diritto a tutto. Ok se è così andrebbe detto. a chiare lettere, ma non lo dicono. Se fosse così non dovrebbe più valere l'etica, le leggi, la Costituzione, la religione. Allora ci dovremmo preparare per vedere crollare tutto.Ma è questo il mondo che vuoi? Se dici di no allora deve valere senza scusanti quella mia rabbia che ho mostrato contro il cugino che si fa il pieno del Cayenne con la nafta agricola e non è giusto. Di chi corrompe e si compra la giustizia, di chi prevarica per ottenere quel che non gli spetta. A danno degli altri.
L'Italia è il paese dei misteri perché conta la Famiglia, il Clan e non vi sono regole al di sopra di esse. Non c'è morale alcuna ma solo la difesa della cerchia ristretta.
Lo capirai a tue spese che questo è il paese dell'Ipocrisia e della doppia morale. Pensa invece quanto sono belli i paesi dove tutto è trasparente e senza veli di mistero. Lì i cittadini sono realmente uguali, Non sudditi né padroni, solo Cittadini come nella più bella tradizione democratica.
Ma loro, quelli delle mazzette, dell' evasione fiscale, dello yacht pagato con i soldi altrui, i Furbi, quelli che non pagano sono le nostre vere sanguisughe. Legate a consorterie, massonerie, chiese e mafie debbono abbassare la testa a loro volta al padrone di turno, dal momento che non sanno vivere senza leccare. Loro sono i nemici da abbattere, da mettere in minoranza. Questo è il vero partito della morte.
So che è più semplice far finta di non vedere, ma c'è bisogno anche di te, del tuo rifiuto, del tuo sacrificio, perché sei bella e profumi di speranza. Un bacio, il tuo babbo.
sabato, agosto 21, 2010
martedì, maggio 12, 2009
Lettere ad Alix: la religione
Adesso ti parlerò della religione, argomento su cui come sai Andrea mi ha chiesto. Lui è un pò come me, cresciuto dentro la Chiesa, ma io più grandicello di lui posso vedere ciò che è bello e ciò che della religione, ma direi di ogni religione è brutto.
Mi fanno paura le religioni perché so quanto possono distruggere la fede della gente, la loro passione a fini politici. Sì i capi sanno di avere potere anche attraverso la religione che di guai ne ha fatti troppi. C'era un tempo che donne guaritrici - non esistevano i medici di oggi - beh queste donne libere al contatto con la natura facevano paura al potere che le ha distrutte chiamandole streghe e quindi amiche del diavolo.
Mi fanno paura i riti che portano lontano dai veri problemi: i bambini non possono morire e invece ne muoiono troppi e quasi tutti per cause umane. Io dico sospendiamo la religione, ogni religione finché anche un solo bambino muore di fame.
Ecco quel che penso e mi piace quando un attore e regista americano Woody Allen, nel film "Amore e Guerra" dice "Dio è un lusso che non posso permettermi". E mi piace pensare che in questo modo voglia intendere che se c'è un dio egli debba essere amorevole verso gli uomini. Che ne pensi?
giovedì, aprile 23, 2009
Aldo il candidato...
Aldo si candida al Consiglio comunale e mi scrive una lettera che vorrebbe arrivare al cuore. So bene che è persona seria, non un maneggione. Politico di vecchio stampo cresciuto alla scuola delle idee e dei valori. Ma avrebbe dovuto aggiungere al cuore qualcosa di più che arrivasse anche al mio cervello, qualcosa che cercasse di scalfire la mia, anzi la nostra disaffezione.
Avrebbe dovuto dirmi cosa me ne faccio di una politica di sinistra che tanto assomiglia all'altra, quella dei rapaci.
Avrebbe dovuto dimostrarmi che nel nostro comune la lobbie dei cementificatori non si è alleata con la sinistra per cui si candida. Indicarmi almeno due tre interessi forti che lui si propone di contrastare. Due o tre obiettivi di speranza,anche piccoli. Qualcosa che mi facesse pensare che qui cambieremo rotta e non saremo un territorio come tanti altri in cui comandano i soliti gruppi di potere da sempre. quelli che ci stanno avvelenando la vita.
Avrebbe insomma dovuto almeno spiegarmi quali saranno gli steccati da abbattere e come farlo, come modernizzarci anche qui. Come costruire economie nuove basate sulla comunità, sullo scambio.
E invece solo un appello rivolto al passato, ma sul che fare, proprio nulla. Forse il solito scimmiottare l'aziendalismo delle municipalizzate, dove girano le solite facce di politicanti manager e allora non ci stupiamo se la gente vota l'aziendalismo doc senza scrupoli, tanto jungla per jungla meglio quella autentica.
Ma non hai capito che sinistra radicale o centrista non si può più cercare nel passato per evitare le contraddizioni del presente?
Avrebbe dovuto dirmi cosa me ne faccio di una politica di sinistra che tanto assomiglia all'altra, quella dei rapaci.
Avrebbe dovuto dimostrarmi che nel nostro comune la lobbie dei cementificatori non si è alleata con la sinistra per cui si candida. Indicarmi almeno due tre interessi forti che lui si propone di contrastare. Due o tre obiettivi di speranza,anche piccoli. Qualcosa che mi facesse pensare che qui cambieremo rotta e non saremo un territorio come tanti altri in cui comandano i soliti gruppi di potere da sempre. quelli che ci stanno avvelenando la vita.
Avrebbe insomma dovuto almeno spiegarmi quali saranno gli steccati da abbattere e come farlo, come modernizzarci anche qui. Come costruire economie nuove basate sulla comunità, sullo scambio.
E invece solo un appello rivolto al passato, ma sul che fare, proprio nulla. Forse il solito scimmiottare l'aziendalismo delle municipalizzate, dove girano le solite facce di politicanti manager e allora non ci stupiamo se la gente vota l'aziendalismo doc senza scrupoli, tanto jungla per jungla meglio quella autentica.
Ma non hai capito che sinistra radicale o centrista non si può più cercare nel passato per evitare le contraddizioni del presente?
mercoledì, gennaio 02, 2008
Il 2008 degli innovatori

Per il 2008 mi piacerebbe fare un augurio a me e a tutti quelli che, direttamente o indirettamente, si occupano di Innovazione e di Tecnologia.
Quando si parla di Innovazione mi trovo spesso davanti a due atteggiamenti, quello di chi e' conservatore/scettico, che quindi non si aspetta niente di positivo dalla tecnologia o dalle sue applicazioni, chi invece vede solo un futuro mondo "tecnologico" e si aspetta dalla Innovazione la via di uscita da tutti i problemi che ci circondano.
Questi due atteggiamenti hanno una caratteristica importante in comune : pur continuando a mantenere un dibattito aperto non permettono una seria discussione su cosa si puo' fare concretamente, in quali tempi, con quali impegni e costi. Il risultato e' la attuale stagnazione di quasi tutte le aree di Innovazione, e lo scarso credito che abbiamo sia nell'area della Ricerca che in quello delle Aziende.
Sono convinto che gran parte di questa situazione dipende da chi opera nell'Innovazione, che ormai troppo spesso dirotta i propri impegni sul "dire" come si innova, e sempre meno sul "fare" innovazione, anche in piccoli, ma concreti, progetti.
In questo momento chiunque puo' presentarsi come innovatore o tecnologo, anche chi non ha esperienza, competenza o fantasia. Siamo vicini piu' alla televendita che alla ricerca, per non parlare di quelle persone che ricoprono incarichi prestigiosi, dai quali si potrebbe davvero impostare un nuovo corso, che vivacchiano (si fa per dire) in convegni e anticamere della politica: il risultato e' comunque innovazione=0.
Possiamo ritrovarci nel 2008 con meno pontificatori in giro e piu' risultati da condividere e mostrare?
L'augurio che faccio a tutti noi e' quindi di trovare la forza per cambiare questa situazione e riuscire a fare parlare di, e sperimentare, nuove opportunita' concrete di ricerca e di Innovazione.
Quando si parla di Innovazione mi trovo spesso davanti a due atteggiamenti, quello di chi e' conservatore/scettico, che quindi non si aspetta niente di positivo dalla tecnologia o dalle sue applicazioni, chi invece vede solo un futuro mondo "tecnologico" e si aspetta dalla Innovazione la via di uscita da tutti i problemi che ci circondano.
Questi due atteggiamenti hanno una caratteristica importante in comune : pur continuando a mantenere un dibattito aperto non permettono una seria discussione su cosa si puo' fare concretamente, in quali tempi, con quali impegni e costi. Il risultato e' la attuale stagnazione di quasi tutte le aree di Innovazione, e lo scarso credito che abbiamo sia nell'area della Ricerca che in quello delle Aziende.
Sono convinto che gran parte di questa situazione dipende da chi opera nell'Innovazione, che ormai troppo spesso dirotta i propri impegni sul "dire" come si innova, e sempre meno sul "fare" innovazione, anche in piccoli, ma concreti, progetti.
In questo momento chiunque puo' presentarsi come innovatore o tecnologo, anche chi non ha esperienza, competenza o fantasia. Siamo vicini piu' alla televendita che alla ricerca, per non parlare di quelle persone che ricoprono incarichi prestigiosi, dai quali si potrebbe davvero impostare un nuovo corso, che vivacchiano (si fa per dire) in convegni e anticamere della politica: il risultato e' comunque innovazione=0.
Possiamo ritrovarci nel 2008 con meno pontificatori in giro e piu' risultati da condividere e mostrare?
L'augurio che faccio a tutti noi e' quindi di trovare la forza per cambiare questa situazione e riuscire a fare parlare di, e sperimentare, nuove opportunita' concrete di ricerca e di Innovazione.
martedì, novembre 13, 2007
Web 2.0: mito, realtà e grandi potenzialità
Il Web 2.0 rappresenta un nuovo paradigma di utilizzo delle tecnologie ICT, ed un potenziale fattore di cambiamento anche dal punto di vista sociale.
La principale innovazione degli strumenti che ormai sono considerati parte di Web 2.0 (Youtube, Facebook, blog, forum, Secondlife, etc.) è quella di attivare una base tecnologica semplice, dove i contenuti e le informazioni sono inseriti dagli utilizzatori, e sono il vero valore dell’insieme.In pratica si passa da una rete dove i contenuti sono studiati, preparati, e poi resi disponibili da alcuni soggetti specifici, ad una rete di soggetti e di contenuti che si evolve in dipendenza di questi: e’ una vera rivoluzione nell’utilizzo dei sistemi ICT.
Anche le Aziende si sono rese conto delle grandi potenzialità di questi sistemi, per poter ottenere benefici in termini di efficienza ed efficacia, soprattutto nelle strutture complesse e/o in grande evoluzione.Questa e’ una area importante per il futuro di Web 2.0, ma comunque marginale rispetto a quella dei potenziali impatti sociali.
Qualcuno sostiene che Web 2.0 possa essere la prossima “bolla tecnologica”, cioè una innovazione destinata ad esaurire la priopria spinta nel volgere di pochi mesi, questo potrebbe accadere soprattutto se verranno sottovalutati alcuni fattori tecnologici,come il digital divide e la disponibilita di strumenti di accesso, e sociali, per esempio il digital divide culturale.Il rischio di (ri)creare una elite e di perdere l’occasione di una di diffusione di massa, che rappresenterebbe la vera forza innovativa di Web 2.0, e’ alto.
E’ quindi una sfida aperta non solo per i ricercatori e gli sviluppatori delle tecnologie, ma per tutto il corpo sociale e per i decisori politici.Cerchiamo di non perdere questa occasione……e di contagiare, coinvolgere, partecipare .......
Claudio Tancini - Rete dell’innovazione Milano
claudio@tancini.it
mercoledì, settembre 12, 2007
Digital Divide Sociale, Culturale e Innovazione ICT (2°parte)
a cura di Claudio Tancini - Forum Innovazione
Carenza di strumenti
La diffusione degli strumenti informatici è fondamentale per poter beneficiare della innovazione tecnologica. Nel rapporto Istat del 2005 viene riportata una disponibilità di personal computer nelle famiglie italiane del 43,9%, e di accesso a internet del 34,5% (anche se solo del 11,5% per accessi in banda larga).
Sul versante dei personal computer la disponibilità di macchine sempre più potenti ha permesso un allargamento della offerta applicativa e delle funzionalità, la rincorsa alla crescita ha tuttavia creato una doppia base installata, quella delle aziende e degli utilizzatori che hanno maggiore disponibilità economica per il rinnovo tecnologico, e quella degli utilizzatori di macchine e software delle generazioni precedenti. Abbiamo quindi allargato il numero di macchine, ma spesso la qualità dell'insieme è meno alta di quello che i numeri potrebbero far sembrare.
Un'altro fenomeno interessante è la maggiore diffusione del notebook, che ha permesso al personal computer di non essere più vincolato al “luogo”, questa tendenza potrà abilitare ulteriori applicazioni e permettere una ancora maggiore diffusione della tecnologia, la vera questione si sposta sulla identificazione degli strumenti del prossimo futuro, in particolare la convergenza o la competizione tra pc sempre più piccoli verso apparati più simili a telefoni cellulari o palmari.
Per quanto riguarda il software al momento resta deludente la diffusione dei sistemi alterativi, open source, che pure oggi, grazie all'impegno di molti soggetti, hanno tutte le possibilità per competere con i leader di mercato.La minore semplicità di uso e la mancanza di supporto sono alla base di questo stallo, e una maggiore attenzione a questi aspetti, unita ad una migliore compatibilità con le macchine di seconda generazione, potrebbe invece creare le condizioni per una diffusione maggiore di software alternativi con benefici anche dal punto di vista del digital divide.
È singolare constatare come molti software open source siano migliori, per funzionalità e prestazioni, di quelli sviluppati in modo “tradizionale”.In effetti in questo contesto la creatività dei soggetti viene maggiormente premiata, e questo fenomeno dimostra quanto spazio di miglioramento ci sia nello sviluppo del software, che spesso è rallentato proprio dalla rigidità (spesso culturale) delle strutture di sviluppo.
Il software applicativo dovrebbe poi focalizzarsi maggiormente sull'utilizzo dei sistemi e sul valore aggiunto delle loro funzionalità, oggi la rincorsa all'ultima “chicca” rende praticamente impossibile seguire l'evoluzione dell'insieme, e questo spaventa chi vuole utilizzare la tecnologia senza dover per forza diventare un super esperto e dedicare troppo tempo all'aggiornamento specialistico.In questo caso l'acronimo KISS (Keep It Simple and Stupid) è quanto mai azzeccato per permettere la diffusione della tecnologia ad un grande numero di persone, e quindi massimizzarne i benefici.
Il successo dei telefoni cellulari, e quello più elitario dei palmari, ha messo in evidenza come non ci sia una preclusione di principio alla tecnologia, ma che quando i benefici sono evidenti e gli strumenti accessibili, la loro diffusione è garantita.
In questo caso servirebbe un maggiore sforzo per evidenziare altri tipi di benefici, che non siano legati a esigenze semplici o a status simbol, per poter creare la giusta propensione alla innovazione.
Troppo spesso poi l'accesso alle tecnologie, soprattutto ai personal computer e alle reti, è legato ai soli aspetti ludici, o ancora peggio alla pornografia, limitandone le reali potenzialità e riducendoli ad un ruolo quotidiano marginale.
Ancora nel 2005 per il 40,4% delle famiglie Internet era inutile o non interessante, e il 30% dichiarava di non essere capace di utilizzarla.Anche questo è un gap (culturale) che ci divide da altri Paesi nostri competitor.
Le Grandi Aziende sono già da tempo impegnate al rinnovamento tecnologico e alla ricerca di efficienza, con risultati evidenti.Negli ultimi anni anche il settore consumer è diventato determinante, perché i costi dell'hardware sono calati pur fornendo maggiore potenza elaborativa, e contemporaneamente è migliorata molto l'offerta di servizi applicativi, dall'area dei giochi a quella del software di utilità personale, a quelli di comunicazione.Questa tendenza potrebbe essere un eccezionale volano per ridurre molti fattori che determinano il digital divide culturale, e si dovrebbe porre ancora maggiore attenzione alla abilitazione di questo settore, per permettere la continuazione dell'attuale trend.
In sintesi possiamo quindi dire che gli strumenti ci sono, e che ci sono anche aree di miglioramento sia nella loro diffusione che nelle loro potenzialità.
L'Italia non ha oggi la possibilità di giocare un ruolo importante in questo mercato per quanto riguarda l'offerta di hardware e software. Stiamo diventando un popolo di utilizzatori e integratori.Questa è una situazione che dovremmo riconsiderare, se è vero che è difficile essere competitivi nel mercato globale, è anche vero che la attuale prospettiva è quella di vedere un drenaggio di nostre risorse economiche verso i soliti global players, e di non poter beneficiare tra l'altro di nessuna realtà industriale che possa creare sinergie con di attività di ricerca e sviluppo.
Ci sono poi aree tecnologiche con enormi potenzialità di crescita, come la domotica, la telemedicina, le applicazioni ICT di controllo e di servizio (i.e traffico, soccorso), sulle quali si sono avviati progetti specifici, che tuttavia al momento non producono un effetto innovativo diffuso e un ampliamento del mercato ICT, questa sono aree sulle quali potremmo investire per recuperare il nostro gap nella industria ICT.
Purtroppo non si vedono al momento iniziative, nel privato come nel pubblico, tali da cambiare in modo significativo questo contesto.
martedì, settembre 11, 2007
Ricerca e innovazione in Sanità per un nuovo Welfare
"Appello agli operatori del settore per il programma ed il progetto politico del Partito Democratico"
Il documento si presenta a mio parere con toni eccessivamente enfatici circa il progresso occidentale della medicina, con un evidente appiattimento sui mezzi tecnologici, tanto da prospettare una visione tecnicistica e poco politica della ricerca e dell'innovazione in sanità. Sono scarse, infatti, le proposte di carattere culturale. Innovazione è sviluppo tecnico tout court. Si fa riferimenti ad aumenti della spesa per l'ammodernamento del parco tecnologico, necessità di cablaggi e sviluppoo di infrastrutture, ma non si sottolinea abbastanza a quale fine. Si continua a pensare al mezzo e non al bisogno che questo dovrebbe contribuire a soddisfare. Dovrebbe essere compito della politica indicare questo. Ad una visione decisamente orientata alle aspirazioni di competitività dell'"Azienda Italia", non si guarda al generale sistema di welfare che vige in Italia. Manca poi una visione delle innovazioni nell'ottica dell'integrazione sociosanitaria e ci si astrae dalla realtà delle diverse culture sanitarie che agiscono nel bene e nel male dentro questo sistema e ne condizionano la governance. Quando si tratta della Telemedicina si fa cenno all'assenza di normative e coordinamento: proprio quello che dovrebbe suggerire la politica: come creare relazioni e maggiore integrazione nel sistema. Di sicuro interesse invece mi pare la sottolineatura dell'alleanza possibile fra cittadini e amministrazioni della salute quando si parla della doppia rete (fisica e digitale). Ma questo è il risultato delle innovazioni prima di tutto di carattere culturale, piuttosto che tecnologico. Alla fine del documento, si evidenzia la necessità di formulare nuove strategie per abbattere le resistenze all'adozione delle nuove tecnologie: questo avrebbe dovuto essere il contenuto del documento stesso.
giovedì, settembre 06, 2007
Questa famosa libertà individuale...
Ah, certo: ti parlano, e ti parlano, e ti riparlano di questa famosa libertà individuale; ma quando vedono un individuo veramente libero, allora hanno paura."(Easy Rider 1969)
"Non hai potuto far nulla per tenere con te questa persona?" E' la domanda che adesso farei a chiunque si lamenta di esser stato abbandonato. Mi sto ponendo il problema di cosa significhi libertà individuale. Credo che con questa parola abbiamo fino ad oggi giustificato i comportamenti di allontanamento, che in realtà hanno creato solo uno sbarramento verso gli altri. Siamo diventati quello che il sistema voleva: degli atomi, individui liberi di stare da soli, ma schiavi del consumo e di questo status quo.
L'illusione di poter esser tutto e navigare verso un orizzonte infinito che tale non è mai. E adesso scopriamo di aver lasciato deserti intorno a noi e che in fin dei conti non possiamo cambiare quello che è fuori di noi. Così ci propinano dosi massicce di veleno, ma siamo contenti di acquistarne perché quando lo facciamo realizziamo il sogno pubblicitario del sentirsi liberi. Ma sentirsi liberi non è esserlo davvero. Perché possiamo esserlo solo con gli altri.
A poco a poco riusciremo ad uscire dal guscio umanoide, riportare a casa chi abbiamo abbandonato, riscoprire la forza del collettivo/comunità/altri, la sola chi ci potrà dare coraggio e forza e ironia.
venerdì, luglio 13, 2007
Curarsi con la demagogia
Oggi su "Il Giornale delle Libertà" è uscita un'intervista a Francesco Cognetti, prestigioso oncologo che incolpa il management delle aziende sanitarie dei casi di malasanità. Egli accusa i disservizi di carattere amministrativo e i manager quali unici responsabili del degrado, sgravando i medici che non hanno alcuna colpa e anzi, sono le vittime designate. Pur non essendo un manager o un amministrativo, ma avendo a cuore l'amore per i fatti e col desiderio di affrontare i dilemmi sociali per quel che sono, devo dire che quando hai un minimo di cognizione della complessità dei problemi, senti a naso che il tizio sta "affettando la realtà".
La disciplina nazionale dell' affettare la realtà - qui i buoni, di là i cattivi - è molto in voga in questo periodo. Non ha valore di per sé, ma è funzionale come messaggio trasversale a qualcun altro che deve intendere.
Il taglio netto di ogni dilemma sociale tramite giudizi così ruvidi viene di solito percepito dalla massa dei lettori come un atto di coraggio della serie "wow, sta attaccando i manager pubblici, che fegato ha il tipo!"
In realtà il messaggio è rivolto alla casta medica ed il suo vero significato è "Ragazzi, avete trovato il vostro paladino". Messaggio dai contenuti semplici, diretti, cui però è abbastanza agevole ribattere. Anche perché, ingenuamente o meno, non si sforza di usare categorie nuove, continua a somministrarci la stessa lista di concetti e pregiudizi usati da tempo in questa lotta per la supremazia sulla salute pubblica. Lotta nella quale noi cittadini siamo considerati i fessacchiotti di turno senza alcun diritto di scelta, che non debbono in alcun modo partecipare al governo della propria salute.
E' pur vero che l'aziendalizzazione nasce storicamente dal rifiuto della politica a favore del mercato e che essa andrebbe temperata con modalità partecipative più ampie, in modo da disinnescare la guerra nemmeno tanto sotterranea tra istanze di razionalizzazione della spesa pubblica ed effettiva cura dei cittadini, dando per buone le parole del luminare e senza alcuna ombra sui variegati interessi castali in gioco.
E qui la politica dovrebbe entrare, per portare indicazioni e valori più alti al fine del rafforzamento del legame sociale. Ma non se ne azzarda affatto, distaccata com'è da una realtà a lei ormai così lontana. Ne è un esempio la posizione nettamente demagogica presa da questo giornale: meglio cavalcare il malcontento che adoperarsi per risolvere i problemi. Si fatica meno che a pensare soluzioni nuove e si guadagna consenso. Questo sì che è aziendalistico!
lunedì, luglio 09, 2007
Un'altra chiamata alle armi? No grazie!
Mi si chiede una firma per il referendum (uno, due, boh). Ma con che faccia venite. E dopo quella firma avremo più futuro? E' questa la domanda. Dico NO, andate a cagare! Io non voglio più questa politica fuori dal tempo e dallo spazio. Sono un "puro"? Ecchissenefrega di come la pensate voi. Guardatevi dentro piuttosto. Perché la politica l'avete rubata alla gente e alla gente ogni giorno rubate un pezzo di sogno, portabandiera del Nulla e servi dei soliti noti. Il punk è la vostra supponenza, i vostri gradi in una gerarchia di coglioni messi in fila. Non sarò a firmare un referendum su cui al tempo non avete mobilitato nessuno, dato che eravate a scaldare le vostre poltroncine nell'assurda opposizione che avete fatto.
Quando non sono in ballo slogan senza senso, quando non vanno incontro ai desideri ed alle necessità di un padre che prepara il letto per il figlio, di una vecchia rincoglionita di fronte alla tv di regime, di qualche sfigato, di un ragazzo e di una ragazza che si baciano per strada e reclamano futuro. Futuro per questa umanità derelitta, portata all'annientamento, futuro per il pianeta!
Perché il PROGRESSO non esiste! Il MERCATO non esiste! L'individuo che si spara ogni sabato la coda in auto per il megastore NON ESISTE! Le MERCI non esistono! La vostra MAFIA non esiste.
Esistono i beni comuni e la solidarietà.
lunedì, luglio 02, 2007
Crisi sanitaria e modello organizzativo
Gran Consiglio dei sanitari, organo che comprende tutte le componenti professionali dell'ambito sanitario. I medici di famiglia reclamano l'applicazione di una norma che, responsabilizzando maggiormente i medici ospedalieri, potrebbe rendere molto più semplice la vita dei pazienti. I medici ospedalieri si sentono punti sul vivo e difendono le loro posizioni contrattaccando e accusando i medici di famiglia rei di scaricare il citadino nell'ospedale, disinteressandosi di lui.
La discussione si impaluda in una selva rivendicativa che sembra non aver fine. Alfin la correttezza e l'ora tarda inducono alla sintesi: protocolli operativi e formazione. Il surrogato delle infinite regole mai universali - ci avevano insegnato a diritto la necessità dell'universalità per darsi una norma - create ad arte fino ad oggi per rimandare il momento della responsabilità e del buonsenso.
Ma non si era detto che il cittadino è al centro di tutto? Timidamente c'è chi solleva questo velo: il percorso assistenziale da creare ad hoc per ognuno. Era così difficile? Ma a questo punto chi governa il percorso? I medici di base o gli specialisti? Ancora rivendicazioni, quando sappiamo benissimo che ogni processo produttivo oggi ha bisogno di un team, un gruppo, una rete di relazioni per essere portato a compimento, elaborato e gestito. Quando ancora ci si affida alla tecnologia (la diagnostica, il farmaco), al singolo atto che ha un inizio ed una fine stabiliti dal giudizio del professionista, non si ha presente la complessità attuale e nemmeno la scarsità di risorse, se non addirittura la persona che ci sta davanti.
Fondamentalmente l’équipe territoriale ed un percorso condiviso hanno come finalità:
- lo sviluppo delle attività di prevenzione;
- il miglioramento dell’appropriatezza prescrittiva per la farmaceutica, la specialistica ed i ricoveri ospedalieri;
- la garanzia di una effettiva continuità assistenziale per i malati affetti da condizioni croniche e invalidanti.
Necessario quindi il dialogo al fine di costruire infrastrutture basate sulla conoscenza, senza le quali non sarà mai possibile rispondere adeguatamente alle innumerevoli e sempre più articolate domande di salute che stanno invadendo un deserto formato da singoli punti non comunicanti.
La discussione si impaluda in una selva rivendicativa che sembra non aver fine. Alfin la correttezza e l'ora tarda inducono alla sintesi: protocolli operativi e formazione. Il surrogato delle infinite regole mai universali - ci avevano insegnato a diritto la necessità dell'universalità per darsi una norma - create ad arte fino ad oggi per rimandare il momento della responsabilità e del buonsenso.
Ma non si era detto che il cittadino è al centro di tutto? Timidamente c'è chi solleva questo velo: il percorso assistenziale da creare ad hoc per ognuno. Era così difficile? Ma a questo punto chi governa il percorso? I medici di base o gli specialisti? Ancora rivendicazioni, quando sappiamo benissimo che ogni processo produttivo oggi ha bisogno di un team, un gruppo, una rete di relazioni per essere portato a compimento, elaborato e gestito. Quando ancora ci si affida alla tecnologia (la diagnostica, il farmaco), al singolo atto che ha un inizio ed una fine stabiliti dal giudizio del professionista, non si ha presente la complessità attuale e nemmeno la scarsità di risorse, se non addirittura la persona che ci sta davanti.
Fondamentalmente l’équipe territoriale ed un percorso condiviso hanno come finalità:
- lo sviluppo delle attività di prevenzione;
- il miglioramento dell’appropriatezza prescrittiva per la farmaceutica, la specialistica ed i ricoveri ospedalieri;
- la garanzia di una effettiva continuità assistenziale per i malati affetti da condizioni croniche e invalidanti.
Necessario quindi il dialogo al fine di costruire infrastrutture basate sulla conoscenza, senza le quali non sarà mai possibile rispondere adeguatamente alle innumerevoli e sempre più articolate domande di salute che stanno invadendo un deserto formato da singoli punti non comunicanti.
domenica, maggio 27, 2007
Corpi ed altri percorsi
Ogni parte del mio corpo è un oggetto. Ci si riferisce ad esso con "it" in inglese. It sono le mani, il volto, la pelle e it è tutto il corpo.
Esso è un oggetto orientato in un percorso solo in parte condizionato dal soggetto stesso. Oggetto e soggetto sono inscindibili, diversamente da quanto enunciato nella nostra storia precedente. Giacché non è dato lo spirito, evaso ormai dal nostro materiale mondo, hanno potere solo le rappresentazioni ufficiali delle cose.
La presenza dello spirito è solo un'antica nostalgia. Il soggetto è dentro il fluire del sistema, è parte non necessaria di esso. Apporta soltanto energia al sistema, fa in modo che questo possa continuare ad esistere, finché la massa critica dei corpi non ne influenzerà la rappresentazione di base.
A differenza di quanto afferma la PNL - Programmazione Neuro Linguistica, le nostre modalità di comportamento NON sono diverse nei vari soggetti: percezione ed esperienze non hanno nulla di individuale, ma operano nei binari del Sistema. Come afferma la PNL, esiste una gamma predefinita di comportamenti (programmi o schemi), che funzionano in modo inconsapevole ed automatico. Tali rappresentazioni sono innesti che il sistema opera sui corpi.
Morte dello spirito è morte della cultura e fine del simbolico.
"Se invece, come in un sistema delirante, le parole non stanno ad indicare dei significati, ma sono immediatamente la cosa che indicano, non c'è possibilità di distinzione tra piano simbolico e reale, in quanto si instaura una totale, drammatica "equazione simbolica".
Le parole "sono" direttamente quello che indicano.
L'opera di Foucault, in particolare rispetto alla sessualità, evidenzia che "il corpo è stato sottoposto a infinite afrodisia, cioè regole di piacere, e discipline, cioè regole di chiusura, di anestesia."
Questa irreggimentazione ha raggiunto oggi un elevatissimo grado di specializzazione, che rende pressoché nullo l'apporto sociale del soggettivo. La rappresentazione definisce l'individuo come parte del sistema.
La storia ritornerà e con essa la fede, lo spirito e l'umano solo quando la massa deviante - corpi che adesso stanno compiendo altri percorsi - potrà annullare le codifiche ufficiali e riporterà i corpi dentro un sociale dicibile. Allora il discorso acquisterà metafore nuove e nuove regole verranno dissotterrate.
mercoledì, marzo 28, 2007
S'assottiglia la famiglia
che dice molto più di quel che titola: in realtà parla non solo di zie e zii in via di estinzione, sta parlando a tutto tondo della famiglia oggi, tema-stimolo che mi fa rivoltare tutto dentro. Dico da sempre di odiarla questa maledetta parola che non significa nulla tranne abuso, parola che Alba sottolinea tanto, confortata dalle statistiche. E' come amore, libertà o semplice affetto: non nasce per legge, se c'è meglio, altrimenti non se ne faccia di nulla.
Mi viene in mente la famiglia mafiosa, il clan, quello che ha protetto la madre assassina, quello che si rivolta ai carabinieri quando vengono ad arrestare il camorrista spacciatore, quella degli abusi su donne e minori, quella senza regole morali e civili (familismo amorale, dicono di noi italiani), ma anche quella pazzia borderline (follia nascosta al pubblico) che si rivela in tutta la sua impudicizia quando scatena violenza e abuso.
In fin dei conti Alba centra il bersaglio quando la vede sempre più sola, incontrollabile socialmente, controllata dai poteri mediatici. I cui membri, soli a loro volta, riversano lì - e dove altro potrebbero, tranne lo stadio? - le loro ferite, i loro sentimenti. Nuclei senza controllo, quindi senza pace, senza sostegno, dopo millenni di cristianesimo che dice di voler aiutare la Famiglia. Ma quando mai! E' solo un'idea per loro, oppure una norma.
Naturalmente stiamo analizzando un fenomeno e quindi registriamo le fatiche e le dinamiche di morte, senza voler per questo negare che nuclei umani basati sull'affetto esistano davvero. E che siano composte da etero, omo, vecchietta con badante, nonno e nipote, studente e anziano, questo conta poco di fronte al degrado. Sta nascendo un Altro che iniziamo da poco a conoscere. Ci piace ed è fatto di libertà, spontaneità e affetto liberato, ma la morte della Famiglia continua a farci paura, perché la sua scomparsa viene a dimostrare tutta la nostra inadeguatezza di fronte ad una Comunità-Mondo senza orizzonti.
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