domenica, maggio 19, 2013

Menu scolastico estivo




(dal 6 maggio fino al termine dell'anno scolastico).menù estivi



Settimana 1


l
Pasta all'olio fagioli o purè di patate insalata
m
Pasta al pesto di noci pizza o stracchino
m
Riso al pomodoro castagna o purè al forno
g
Pasta al pomodoro macedonia o findus
v
Crema di verdure o pizza insalata
s
Pasta al ragù di carne frittelle o insalata

martedì, gennaio 08, 2013

"Conservazione attiva del territorio". L´altro nome del cemento di Ferruccio Sansa



 La distorsione del vocabolario al servizio dei padroni di sempre: speculazione e deregulation. In Liguria come altrove. Il Fatto Quotidiano on-line, 2 gennaio 2012 (m.p.g.)

 "Noi siamo per la conservazione attiva del territorio". La chiamava così Massimo Caleo, sindaco Pd di Sarzana, mentre con la giacca della Protezione Civile addosso parlava del suo Comune alluvionato per l´ennesima volta. Appena un mese fa. Che cosa il sindaco intenda è presto detto: il progetto di un mega porticciolo da quasi mille posti barca, 750 residenze, 200 esercizi commerciali, 25 stabilimenti balneari. Cemento.


Una conservazione "molto attiva", un progetto caro al centrosinistra. I maligni sottolineano che a realizzarlo è una società di cui fanno parte la "banca rossa" del Monte dei Paschi di Siena e le cooperative. Ricordano che quando l´idea fu lanciata nel consiglio di amministratore sedeva il cassiere della campagna elettorale di Claudio Burlando (Pd). Avanti tutta, finché ci si mette di mezzo l´alluvione che un anno sì e l´altro pure fa macelli alle foci del Magra. Dove dovrebbe sorgere il porticciolo. "Conservazione attiva del territorio", un´espressione che presto potrebbe entrare nel vocabolario (e negli incubi) degli ecologisti. O di chi semplicemente ha cura del paesaggio. Che poi significa anche turismo, cioè lavoro e anche sicurezza. Quindi vita.

In Liguria a tredici mesi dalla grande alluvione, tanti sembrano essersene dimenticati: le ruspe della cementificazione non hanno smesso di lavorare. Nella vicina Monterosso intanto i cantieri hanno continuato a scavare anche mentre si cercavano i morti del 2011. Le ha fermate la Procura della Spezia che ha sequestrato il cantiere per un maxi-parcheggio per 300 auto all´ingresso del paese, a 4 metri da un rio: dove le norme imponevano, salvo studi aggiuntivi qui assenti, una distanza di 40 metri. E quando la Regione, dopo l´alluvione, ha stoppato il cantiere, il Comune ha acconsentito che proseguisse. Il sindaco Angelo Maria Betta (Pdl, fedele dell´onorevole Luigi Grillo che qui ha casa) ha dichiarato: "Quella non è una zona alluvionata". Chissà. Di sicuro a pochi metri c´è scappato il morto. Stessa scena in val di Magra, sequestrato il cantiere per un centro commerciale. A pochi chilometri c´è anche il progetto per il mega outlet di Brugnato, che vede coinvolte figure vicine ai vertici del centrosinistra.

L´assessore regionale all´Ambiente, Renata Briano, dopo l´alluvione 2011 dichiarava: "Intendiamo salvaguardare la zona con l´inedificabilità assoluta". Nella stanza accanto la sua collega all'Urbanistica Marylin Fusco (Idv, poi dimessasi perché travolta da scandali e inchieste) rispondeva: "L´area di costruzione non è vicina a zone esondabili". Per capire quale fosse davvero la situazione basta guardare le fotografie dell´alluvione 2011 in val di Vara, con i suoi morti.Ma anche l´outlet ha sponsor molti forti. Un altro esempio di "conservazione attiva del territorio".

In attesa della prossima alluvione.

mercoledì, dicembre 26, 2012

Sociologia finanziaria. L’Economia e suoi cambiamenti di Augusto Debernardi



Il Bar “l’Urlo” di Renzo 1972


Sul finire del 1972 Franco Basaglia mi invitò ad andare a lavorare al “Gaspare Gozzi” di Trieste. Era il dormitorio pubblico con 450 persone, di cui una sessantina donne. Un’istituzione della miseria. Lavorammo molto. Ma non parlerò di questo bensì di un piccolo ‘bar’ assai scalcinato che era stato aperto a pochi metri. Si chiamava “l’urlo”. Immaginate il perché. Questo bar era stato aperto da una famigliola del vecchio Friuli. Era venuta a Trieste da pochi mesi,composta da un uomo, sua moglie e due bambini. Papà e mamma erano avanti negli anni, almeno nel loro aspetto. Seppi poi che erano stati migranti nei cantieri di alta quota, dove si costruivano le dighe, in Svizzera. I loro risparmi li avevano investiti in una automobile Fiat “850” di terza mano. Ci dormivano dentro. Il resto dei soldi era servito per affittare quel piccolo locale d’angolo che trasformarono in bar.

Il bicchiere di latta legato con una catenella aveva ben presto preso il posto di quelli di vetro da 1/8°. Perché quelli di vetro venivano rubati e poi ri-offerti all’oste due o tre alla volta in cambio di 1/8° di vino rosso o bianco. L’oste non ci voleva rimettere ed ecco il bicchiere con la catenella. Poi la sua economia evolse. Abbandonò la vettura come dormitorio e allestì l’abitazione per la sua famigliola armando il retrobottega. Incominciò anche a fare credito. Si era accorto che con la mia presenza e quella di altri due sociologi (Carlo e Gabriele) incominciavano ad esserci più soldi nelle tasche di quegli alloggiati che di notte potevano stare dentro il dormitorio ma alle sette del mattino venivano fatti sloggiare, bora o pioggia che fosse. Sì, il suo sguardo acuto per gli affari legati al suo lavoro aveva colto che erano arrivate le pensioni e qualche sussidio per i più malconci. I pensionati potevano dare all’oste il loro libretto di pensione in cambio del vino e di qualche piattino freddo o tiepido. Nel giorno del ritiro della pensione venivano accompagnati alla Posta a riscuotere e l’oste si tratteneva il dovuto scritto sul brogliaccio con tanto di data. Gli affari prosperarono, si comprò il locale, poi lo rimodernò e parimente si trasferì in un alloggetto più confortevole del tipo casa-bottega. E “l’urlo” restò sempre “l’urlo” ma con meno disastri e più dignità.


Con questi ricordi mi è venuta in mente una controfattualità assai più contemporanea, up date, si direbbe, di quelle cose che accadono dopo 40 anni fa. Un evoluzione dell’economia. Eccola, le cose sarebbero andate così:



ll Bar “l’Urlo” di Renzo 2012

Renzo è il proprietario di un bar, uno di quelli dove si beve forte. Si chiama “l’Urlo”, nella volgata, naturalmente. Rendendosi conto che quasi tutti i suoi clienti sono disoccupati e che quindi dovranno ridurre o le consumazioni o le frequentazioni, escogita un geniale piano di marketing, consentendo loro di bere subito e di pagare in seguito.
Segna quindi le bevute su un libro che diventa il libro dei crediti (cioè dei debiti dei clienti).

La formula "bevi ora, paga dopo" è un successone: la voce si sparge, gli affari aumentano e il bar “l’urlo” diventa il più importante e frequentato della città.
Lui ogni tanto rialza i prezzi delle bevande e naturalmente nessuno protesta, visto che nessuno paga: è un rialzo virtuale. Così il volume delle vendite aumenta ancora.

La banca di Renzo, rassicurata dal giro d'affari, gli aumenta il fido. In fondo, dicono i risk manager, il fido è garantito da tutti i crediti che il bar vanta verso i clienti: il collaterale a garanzia.
Intanto l'Ufficio Investimenti Progetti Finanziari, ufficio creato dalla banca di Renzo in outsourcing con la multinazionale “Standard and Poverty” che qui viene detta familiarmente “sadepover”, ha una pensata geniale. Prendono i crediti del bar di Renzo e li usano come garanzia per emettere un'obbligazione nuova fiammante e collocarla sui mercati internazionali: gli Sbornia Bond.

I bond ottengono subito un rating di AA+ come quello della banca che li emette, e gli investitori non si accorgono che i titoli sono di fatto garantiti da debiti di ubriaconi disoccupati. Così, dato che rendono bene, tutti li comprano.
Conseguentemente il prezzo sale, quindi arrivano anche i gestori dei Fondi pensione a comprare, attirati dall'irresistibile combinazione di un bond con alto rating, che rende tanto e il cui prezzo sale sempre.
E i portafogli, in giro per il mondo, si riempiono di Sbornia Bond.
Un giorno però, alla banca di Renzo arriva un nuovo direttore che, visto che in giro c'è aria di crisi, tanto per non rischiare gli riduce il fido e gli chiede di rientrare per la parte in eccesso al nuovo limite.

A questo punto Renzo, per trovare i soldi, comincia a chiedere ai clienti di pagare i loro debiti. Il che è ovviamente impossibile essendo loro dei disoccupati che si sono anche bevuti tutti i risparmi. Le pensioni sono diventate merce rara, anzi rarissima. Nessuno riesce più ad averne; i vecchi continuano ad occupare i posti di lavoro. Nel pubblico impiego si parla di molti esuberi.
Renzo non è quindi in grado di ripagare il fido e la banca gli taglia i fondi.
Il bar fallisce e tutti gli impiegati (lavoratori) si trovano per strada.
Il prezzo degli Sbornia Bond crolla del 90% .
La banca che li ha emessi entra in crisi di liquidità e congela immediatamente l'attività : niente più prestiti alle aziende. L'attività economica locale si paralizza.
Intanto i fornitori di Renzo, che in virtù del suo successo gli avevano fornito gli alcolici con grandi dilazioni di pagamento, si ritrovano ora pieni di crediti inesigibili visto che lui non può più pagare.
Purtroppo avevano anche investito negli Sbornia Bond, sui quali ora perdono il 90%.
Il fornitore di birra inizia prima a licenziare e poi fallisce.


Il fornitore di vino viene invece acquisito da un'azienda concorrente che chiude subito lo stabilimento locale, manda a casa gli impiegati e delocalizza a 6.000 chilometri di distanza.
Per fortuna (e grazie a un Governo Tecnico controllato dai banchieri) la banca viene salvata da un mega prestito governativo senza richiesta di garanzie e a tasso zero. Da dove arrivano questi soldi?
Semplice, per reperire i fondi necessari il governo ha semplicemente tassato tutti quelli che non erano mai stati al bar di Renzo perché astemi o troppo impegnati a lavorare.
Bene, ora potete applicare la dinamica degli Sbornia Bond alle cronache di questi giorni, giusto per aver chiaro chi è ubriaco e chi sobrio e chi pagherà il conto del Bar di Renzo.

martedì, novembre 27, 2012

Non solo soldi, ma vivibilità e difesa del territorio di Paolo Arduini



Poco tempo fa la regione Toscana, la provincia di Pisa, i comuni di Pisa, San Giuliano, Cascina, Vecchiano, Calci, Vicopisano, vantavano la firma di un Protocollo d'Intesa che doveva fissare i punti di una "pianificazione e programmazione generale", da Piano Strategico di zona...

E in effetti a pag. 5 si stabiliva un principio assolutamente di ragionevolezza e buon senso: "...nuovi impegni del suolo a fini insediativi e infrastrutturali sono di norma consentiti quando non sussistono alternative di riuso e riorganizzazione degli insediamenti e infrastrutture esistenti..."

Ricordando che finora tutta la riorganizzazione urbanistica fra la città di Pisa e la sua campagna è stata condotta portando a una antropizzazione (cementificazione) selvaggia sia verso i Colli Pisani sia verso la zona industriale, questo passo del Protocollo d'Intesa sembrava davvero un punto di svolta, purtroppo smentito quando si va a vedere nel concreto quali siano i progetti messi in piedi, a pag. 4: "Il più volte volte citato quadro di priorità infrastrutturali e della mobilità ... è così sinteticamente riassumibile: 1) NUOVA VIABILITA' DELL'AREA PISANA, a partire dalla nuova strada di collegamento con il Polo Ospedaliero Universitario di Cisanello 2) RIASSETTO AURELIA E SUO CORRIDOIO AUTOSTRADALE COME TANGENZIALE OVEST 3) SVILUPPO AEROPORTO G. GALILEI E SUOI COLLEGAMENTI 4) SISTEMA DI SERVIZI FERROVIARI METROPOLITANI DI SUPERFICIE A NORD E A SUD DEL POLO PISANO E VELOCIZZAZIONE DELLA LINEA PISA-FIRENZE..."...
 
Dove si nota che: il punto 1 conferma la scelta della tangenziale a nord-est come scelta di strutturare 30 Km di cemento fra la mega-fabbrica ospedaliera di Cisanello fino a Madonna dell'Acqua, negando la richiesta dei Comitati di limitare la nuova viabilità a 3 Km fuori città a nord, in parallelo con via del Brennero; il punto 2 conferma la scelta di mettere come tangenziale ovest il "corridoio autostradale", e non l'Aurelia risistemata con le rotatorie, come chiedevano i Comitati insieme alla richiesta di spostare sul tratto autostradale il traffico pesante; il punto 3 conferma la scelta di sviluppare un aeroporto che già ora "scoppia" di fin troppa salute, con i noti problemi; il punto 4 è fumo negli occhi, dietro cui c'è solo lo spreco del PeopleMover, il degrado e abbandono dei servizi ferroviari regionali per pendolari...

In sostanza, scelte che rifiutano la possibilità e la scelta di riusare, riorganizzare, e riqualificare gli insediamenti e infrastrutture esistenti: il tratto stazione FS-Pisa aeroporto; la viabilità di circonvallazione già esistente a est, a nord-est, a ovest; il trasporto pubblico...

Come sempre si aprono abissi tra le parole e i fatti, e agli alti principi continua a corrispondere la realizzazione di Grandi Opere Inutili e Costose: fino all'assurdo, nel caso del PeopleMover, di doversi inventare un nuovo percorso per i 1700 metri dalla Stazione al Galilei, e così andare a sbattere contro le case di rispettabili cittadini, ai quali (via Zucchelli) si lascia la scelta di vedersi espropriato “solo” il giardino (tenendosi così, a G.O.I.C. ultimata, la funicolare a un palmo dal naso) o di trasferirsi altrove (dove, come, quando, non si sa,)…
 
Eppure ci sono ancora amministratori e politici capaci solo di urlare alla "provocazione", in pubbliche assemblee dove i cittadini provano a farli "ragionare"...


Paolo Arduini
Comitati per la qualità della vita e la città dei diritti
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