giovedì, agosto 24, 2006

SAN ROCCO TOUR


Una breve vacanza da un gruppo di amici speciali a Tolve (PZ). Pochi giorni segnati dalla Festa del santo (S. Rocco), dalla visita al più grande castello di Federico II con una guida d'eccezione (Nicola) e molte discussioni. Il piacere della parola riscoperto.

venerdì, agosto 11, 2006

Incapace d'amare 3: un racconto di AleRemo


Stavolta non poteva far finta di nulla, come era accaduto quattro anni prima, quando le confessò (tramite lettera, di persona non ci sarebbe mai riuscito) che era stato innamorato, e le aveva consegnato le poesie scritte in suo onore, praticamente la cronistoria di una depressione. Nell'occasione lei fu molto gentile, forse per l'ambiente festaiolo, forse perché si rese conto delle difficoltà dell'altro, forse, infine, perché qualcosa provava anche lei, pur se stava insieme ad un altro da dieci mesi; comunque accettò di fare quello che lui, senza parlare, le aveva proposto, ovvero essere amici e far finta che niente fosse successo. Un'occasione mancata. Il fatto è che entrambi credevano davvero che fosse possibile essere amici; e per un po' lo furono; naturalmente non si videro molto in quel periodo, comunque si tennero informati reciprocamente delle condizioni dell'altro. Era un momento tranquillo per tutti e due, non come quello che stavano passando quella sera, quando decisero di rivedersi.Ecco, quella sera ne ricordava molto da vicino un'altra di tre anni prima, d'estate. Nell'abituale ritrovo estivo (in ogni ritrovo ci sono gruppi più o meno omogenei, e quello non faceva eccezione; da anni gente che non si era vista per tutto l'inverno riprendeva la propria vita sociale) riapparve un vecchio compagno di Liceo, G., che conosceva bene la storia, ancora da fare, tra B. ed il protagonista; talmente bene che vi si inserì, approfittando delle evidenti difficoltà dell'altro e, naturalmente, fregandolo e facendolo notevolmente incazzare.Ecco, questa era una importante caratteristica di lui: si incazzava raramente ma, quando accadeva, era una persona da evitare assolutamente; non dimenticava più i torti subiti e, pure se non avesse fatto niente di concreto per vendicarsi, per un bel po' di tempo sarebbe stato meglio non avvicinarsi troppo. Non che fosse un violento, ma erigeva una barriera impenetrabile fatta di sguardi di sbieco, risposte monosillabiche su toni indisposti di voce, battutine caustiche, accompagnando il tutto con un umore generale di disprezzo, forse snob, di certo funzionale alla stimolazione di sensi di colpa nell'altro.Così quando G. in una settimana gli portò via l'angelo della sua vita lui si incazzò talmente che G. lo evitò per circa due anni (e fu sempre in quel luogo, due estati dopo, che gli raccontò la storia). In realtà, poveraccio, non aveva alcuna colpa, ma agli occhi di un innamorato fanatico qualunque deviazione dalle braccia dell'amata è motivo di innumerevoli angosce nonché di riflessioni esasperate ed inevitabilmente sbagliate. Era andata così: B., stanca dei problemi con il ragazzo del tempo, si era rivolta a G. invece che al Nostro il quale, da buon marpione, aveva approfittato della situazione, senza andarci a letto, ma dandole un bel po' di più della pura consolazione spirituale. Chi non l'avrebbe fatto? si giustificò G. quella sera; non ci fu risposta perché immediatamente non volevo ferirti, forse abbiamo sbagliato entrambi. Forse tutti e tre fu la chiosa finale. La serata si concluse con due birre alla spina ed un brindisi, "a tarallucci e vino".Quella sera, da serata uguale a tutte le altre, insignificanti, passate nel corso delle estati precedenti divenne in qualche modo importante da punto di vista dell'amicizia tra i due e della consapevolezza di sé e dei propri errori. Ma, se una parte dello spirito era acquietata dalle piccole scoperte allora fatte, un'altra parte era ancora più disperata e senza meta.Già, quella sera! Si inquadrava in un buon periodo del rapporto tra loro; seguiva un momento drammatico della vita di lei, un momento che li aveva riuniti ed aveva rinnovato il feeling tra loro.

PADRE PIO 3° ATTO


Traduco letteralmente dal Blog Burekeaters
Ne vale veramente la pena: "Pare che alla gente di Brescia, Italia non piaccia l'arte contemporanea o almeno non l'apprezzano quando si mischia e/o si mette a scherzare con il credo religioso.

Ecco il motivo delle molte polemiche che son state provocate dalla nuova opera di
Sislej Xhafa (scultore Kossovaro ospite della Biennale) posta in un parco pubblico di Brescia: Padre/father/baba/pate Pio. "

PADRE PIO 2° ATTO

Numerose sono le apparizioni di Padre Pio avvistate dai fedeli su muri, nicchie, fotografie, e mille altri posti."
MURI

TRATTO DA Introduzione a Un Corso in Miracoli®

PADRE PIO 1° ATTO


Il sant'uomo, al di là di come la pensiate, appare pubblicizzato su e-bay ad un prezzo che varia da €. 32,00 per un quadro in vetro di Murano a pochi centesimi per DUE GETTONI DORATI PADRE PIO RANIERI GRACE TOKENS oppure un libricino con francobolli padre pio, passando dall' EURO-TEST ITALIA PADRE PIO IN FOLDER a €. 9,00 raccomandatissimo (da comprare subito!).

Incapace d'amare 2: un racconto di AleRemo



E poi, in fondo, quello del rendersi amico delle ragazze era l'unico modo che conosceva per rapportarsi ad esse senza impappinarsi troppo; gli piaceva e si piaceva mentre dava sfoggio di cultura alle persone che stavano intorno ad ascoltarlo; dopo, magari, intesseva un fitto gioco di sguardi e di parole con quella che l'aveva colpito di più (sui gusti in fatto di donne aveva della certezze incrollabili: dovevano essere bionde, con gli occhi preferibilmente azzurri o verdi, di taglio un po' orientaleggiante, non importa alte, con la bocca grande e le labbra fini, il naso dritto o poco poco aquilino, i capelli lisci o appena mossi, e un bel paio di tette perché, come aveva trovato scritto sui libri di Freud, la mamma è sempre la mamma); infine la invitava ad uscire o a rivedersi per mettersi a raccontare dei suoi problemi o a chiederle del ragazzo che, immancabilmente, aveva già.Gli mancava l'ultimo passaggio, quello che porta a far goal; lui, difensore da sempre per vocazione, doveva inventarsi rifinitore dell'amore per segnare in questa particolare partita.Era successo quando aveva conosciuto B. sei anni prima ad una cena; era il compleanno di sua cugina, che lui già conosceva, e il caso volle che finissero l'uno davanti all'altra. L'aveva già notata poco tempo prima ed aveva pensato quant'ècarinanonpotràmaiscenderealmiolivello ed era la stessa cosa che aveva in mente quando lei attaccò discorso mostrandosi interessata a lui; bastò poco perché la parlantina ed il bisogno d'innamorarsi avessero la meglio su tutte le razionalizzazioni possibili. Era partito e non c'era molto che potesse fermarlo. A metà serata lo sfiorò un pensiero ma davvero mi sta considerando? E lei lo considerava, eccome! Anche nel dopocena non aveva occhi ed orecchie che per lui; seduta sulle sue ginocchia ascoltava attenta i film e gli spettacoli visti, i libri ed i fumetti letti, i CD ascoltati e si meravigliava di quante e quali cose lui sapesse fare.C'era riuscito. Ma non se ne era reso conto; aiutato dallo stato di leggera euforia dato dal mischiarsi delle bevande alcoliche e dell'eccitazione per il successo ottenuto non si era accorto che l'inizio di una possibile storia aveva preso una china pericolosa, che lui avrebbe percorso, successivamente, fino (quasi) in fondo: lei era ad un livello superiore e non poteva che essere così; e lui fece di tutto affinché non scendesse da lassù. Le donne non si toccano neanche con un fiore. L'insegnamento dei genitori era un imperativo incontestabile; non restava (tutto doveva essere incasellato, bianco o nero) che l'Idealizzazione. E infatti B. divenne intoccabile, era una bambine da proteggere dalle insidie del mondo, da controllare nelle amicizie, ma con pudore, come a lasciare un'impressione di libertà, e da sollevare di qualunque dolore, difficoltà e, soprattutto, responsabilità.Ne aveva una molto importante a sua insaputa: lui le si rivolgeva col pensiero nei momenti di vuoto interiore, di leggera o forte depressione, di sconforto, come ci si rivolge abitualmente alla Madonna durante i momenti di preghiera o come si fa con la Musa Ispiratrice nei momenti di creatività artistica. Un angelo, con tutto quel che ne consegue; assolutamente priva di qualunque desiderio o aspettativa sessuale, probabilmente asessuata e desiderosa di amore contemplativo.Un chiaro caso di proiezione, avrebbe scoperto poi. Ed anche contraddittorio: gli piaceva perché era tutto meno che un angelo; era molto sveglia; sì dolce, ma anche velenosa, competitiva e consapevole della propria bellezza (solo le "gambe secche", ogni tanto, non le piacevano di sé). Insomma, era tutto e il suo contrario, e ciò non poteva essere coerente. anni dopo, chiedendo un giudizio su di lei, un amico di lui la definì come "la classica tipa per cui si può perdere la testa"; mai giudizio fu tanto condiviso e vissuto.Freud, nella prima teoria sull'amore, contenuta nei "Tre saggi sulla teoria sessuale", sostiene che nel periodo intercorrente tra le fasi fallica e genitale si forma una corrente affettiva della "libido" separata da quella sessuale; quando si giunge alla fase genitale le due correnti si riuniscono e la "libido" viene investita su un oggetto d'amore scelto inconsciamente come sostituto della madre. Se ciò non avviene, durante l'adolescenza, si può diventare patologici.Di essere malato lo capì sei anni dopo, quando aveva deciso di interrompere qualunque tipo di rapporto con B., e in un periodo di estrema riflessione sugli avvenimenti della sua vita. Nonostante avesse cambiato molte cose non era ancora riuscito a chiudere questo conto con il passato, anzi, l'amore per lei era una delle poche cose cresciute con lui, modificandosi ed adeguandosi ai cambiamenti realizzati con fatica. Ora non la vedeva più angelicata, ed anche lei non aveva più lo sguardo vispo che le era sempre appartenuto; glielo offuscava un velo di malinconia, dovuto alle vicissitudini attraversate, causate dal suo temperamento sguaiato ed ingenuo allo stesso tempo. Inoltre B. aveva una caratteristica particolare nell'intervallare litigi e buoni rapporti con lui: si faceva vedere e sentire nei momenti di massimo sconforto ed aveva l'effetto devastante sul tran-tran di lui della cocaina; euforia ed iperattività all'inizio, depressione profonda dopo.Ma quando accadde di nuovo, sei mesi dopo l'ultima stronzata, lui volle dimostrare che qualcosa era cambiato, doveva dimostrarlo, sia a lei, sia a se stesso.

QUEI TIPI SPORCHI



<Fa parte del meccanismo della 'proiezione morbosa' che i detentori del potere avvertano come uomo solo la propria immagine, anziché riflettere l'umano proprio come il diverso".
(Theodor W. Adorno "Minima Moralia" aforisma 48)




Quei tipi sporchi che hanno insozzato la nostra cultura, che stendono panni alle finestre, fanno deprezzare l'area urbana, pregano e si comportano e vestono in modo diverso. Diverso da chi? Diverso da noi! E non si adeguano alla nostra cultura.

Ma abbiamo una cultura comune?

Forse che ampie zone del nostro paese condividono una cultura comune? La mafia che uccide anche i bambini, i sequestri di persona, la corruzione della classe dirigente, per non dire dei panni stesi alle finestre nel nostro meridione. E l'inquinamento e la violenza sull'ambiente. Sono tutte opere degli extracomunitari?

Questa è la nostra cultura! Regna il caos e cerchiamo un ordine inesistente ormai perso. Cerchiamo un centro che ci hanno scippato. Ed il potere usa l'arma della cultura comune, della religione comune per distogliere l'attenzione della massa ignorante dal vero problema: il centro. Che non è centro sinistra o centro destra o grande centro. E' un centro mentale, spirituale che ci hanno derubato. Avremmo bisogno di una cultura e di una religione comuni. Ma comuni a tutti. Anche ai siciliani, ai tunisini, ai milanesi.

Incapace d'amare 1: un racconto di AleRemo

Ironia e distanza sono obbligatorie: quando si parla di se stessi se ci si prende troppo sul serio si rischia di diventare ridicoli. Nanni Moretti, 1986


Incapace di amare. Era questa la conclusione di un lungo ragionamento e di tutti gli insuccessi con le donne che lo avevano accompagnato fino a quel punto della sua vita. Eppure si era innamorato o, almeno, così pensava. Ora non sapeva più (ma lo aveva mai saputo?) che cosa fosse l'Amore: quello con la A maiuscola, che ti fa fare cose impensabili, al limite del ridicolo, quello che quando vedi l'oggetto del desiderio si blocca il respiro, ti viene la tachicardia, il maldipancia e ti si incolla la lingua proprio quando devi spiccicare qualche parola, non foss'altro che per cortesia.-In fondo- pensava -l'ho sempre scambiato con l'amicizia-.Ed amico lo era davvero: bastava che qualche conoscente stesse male, fisicamente o psicologicamente, e lui accorreva, indefesso, a farsi carico dei dolori altrui. Lui non aveva dolori propri, li viveva attraverso gli altri. Per questo era amico di tutti: era l'unico modo che aveva per sentirsi utile, fors'anche vivo. Ed era, soprattutto, amico delle ragazze (tante) che conosceva; si rendeva conto che stavano bene in sua compagnia, dato che non era brutto (non che fosse Marlon Brando, ma brutto non era); e poi aveva quel ché da intellettuale di sinistra, un po' trascurato, con l'aria perennemente pensierosa, come se lui avesse sempre cose più importanti da fare, che lo rendevano un tipo particolare, molto rassicurante e protettivo, abbastanza affascinante, sempre capace di razionalizzare qualunque problema gli si ponesse.Il confine tra amore ed amicizia, però, non lo aveva razionalizzato; forse perché non era un problema altrui ma lo coinvolgeva direttamente e si sa che quando siamo dentro ad un problema è molto più difficile rendersi conto delle cose. Non ne volevano sapere, quei due, di stare incasellati nello schema irremovibile con cui affrontava la vita e che, in molte altre occasioni, gli aveva permesso di trovare una soluzione alle vicissitudini che gli si erano presentate.Amore o amicizia? Bianco o nero? E' strano come, nella nostra smania di dare un confine netto alle cose, ci perdiamo tutte le tonalità di grigio che danno rotondità ai quadri e sfumature alle situazioni.

LA MIA GATTA TIGRE


La mia gatta Tigre, nonostante siano passati circa 15 anni da che la trovai gettata in un fosso, sta ancora benone. Spelacchiata, rinsecchita e molto più lenta di un tempo è ancora per me il piccolo tesorino da spuppare. Questo spazio è tutto dedicato a lei ed al tempo della sua compagnia, dei nostri giochi.

DISTACCO E LIBERAZIONE


L'ascesi attraverso la contemplazione traccia nell'uomo di oggi una via per la saggezza che è intimamente distacco. Questi spunti inducono alla riflessione sulla possibilità che la penuria di beni materiali sia la condizione necessariamente che ostacoli il raggiungimento della saggezza, o della cultura o dell'areté. In caso affermativo la cultura è sovrastruttura, prima il pane, dopo i circenses. La leggerezza dell'uomo soddisfatto nei suoi bisogni essenziali è fonte di cultura? Penso non sia così.Allora l'intellettuale sarebbe soltanto - e forse lo è stato realmente - il maggiordomo che aiuta il borghese ad emanciparsi; l'educatore di classi sociali che debbono appropriarsi del superfluo culturale, una volta raggiunta la soddisfazione della parte materiale del bisogno. Ma cos'è il bisogno se non un'unità inscindibile, organica all'essere e ad esso legata a doppio filo. La filosofia marxista conteneva in sé questa contraddizione fin dal suo primo apparire: cultura come bisogno organico all'uomo ma nello stesso tempo sovrastrutturale ai rapporti di classe.
L'attività ancillare, suppletiva dell'intellettuale rispecchia un ordine sociale gerarchico, rigidamente strutturato sul dominio della natura, da una parte e dalla divisione del lavoro, dall'altra. Classi occupate a soddisfare bisogni legati ad oggetti, merci marginalisticamente tendenti a zero consumo. Una volta compiuta l'orgia, la grande abbuffata, il potlach, il ruolo dell'intellettuale si fa avanti per portare l'ebbro, l'empio, il ricco Epulone sulla via dell'ascesi mondana data dal raggiungimento di uno stato di istruzione/saggezza/cultura/contemplazione. Bruegel (dipinto dei contadini dopo la festa- se si vede il quadro non si nota alcuna contemplazione, ma solo sonno, l'uomo che si è abbuffato è ancora preda delle necessità dell'organismo, come prima che consumasse e quindi con la fame). Questa visione non pare possa rispecchiare l'unità fisica e psichica dell'uomo. Questa visione è parziale, occidentale, determinata da un percorso storico preciso che coincide con l'affermazione della classe borghese, quando in letteratura il Romanticismo dettava le leggi della rivolta alla fisicità, in nome della passione, al progresso in nome del sentimento, e facendolo prendeva atto che tale separazione fosse legittima.La scissione conclude la sua affermazione storica col declino dell'Occidente, quando lo scontro ideologico culminato 60 anni or sono con la caduta del Terzo Reich, mostra la falsità dell'ambivalenza bisogni materiali/bisogni culturali. La sua continuazione fino ad oggi è funzionale alla riproduzione della struttura economica capitalistica. Ma, man mano che degrada l'idea di progresso e di sviluppo illimitato, essa mostra i limiti insiti nella sua natura strumentale.Pierre Bourdieu spiega magistralmente come la dinamica dei bisogni sia funzionale al gioco del potere dei ceti sociali, evidenziando la relatività di questa polarità.Il primo passaggio dell'uscita dalla polarità materiale/spirituale che abbiamo evidenziato nella posizione soggettivistico-espressivista potrà evidenziare, come abbiamo detto alcuni tratti regressivi che ne limiteranno l'affermazione nella cultura.

LA CONTEMPLAZIONE COME RISORSA POLITICA



La contemplazione come assenza di movimento; accettare ed essere coscienti del vuoto, l'ammirazione della bellezza. Come il ragazzo del film "American Beauty" che filmava la bellezza, la ragazza vicina di casa, la danza impressa dal vento sul misero sacchetto in plastica, lo stormire delle fronde degli alberi dietro casa. Perché filmare tutto questo significa ammirare il qui ed ora, rivendicare il ruolo della contemplazione. Non c'è nulla da toccare, nulla su cui intervenire, nessuna materia da sottomettere a qualsivoglia interesse o volontà.
Una posizione chiaramente soggettivistica e appunto per questo radicale ed estrema nel suo proporsi. Non priva di spunti regressivi, questa posizione riflette più un manifesto per l'arte e per l'espressività globale soggettiva che una vera filosofia d'azione. Niente intervento su qualcosa di per sé unico e bello, tutto godibile e fruibile di per sé, nell'immediatezza dell'attimo. E' il poeta colui che genera arte dalla contemplazione. L'unico movente dello sviluppo è la ricerca della bellezza di per sé, a prescindere dall'oggetto da osservare. Non c'è battaglia di stili, di punti di osservazione, ma la rivendicazione della contemplazione in toto, quindi della bellezza in qualunque forma essa si manifesti alle singole sensibilità.
Non esiste più un mondo da far progredire, nulla di più da toccare perché la gioia è data dalla contemplazione dell'essere/esserci, dal godimento dell'esistenza pura, così come essa si offre. Rimozione dei fini ultimi, negazione ontologica, di mète di progresso da raggiungere imposte all'Io dalle regole della cultura. Solo ascesi nell'astensione dal movimento, dall'astinenza del fare. Fuori dalla mentalità dominante, qui in questo sperduto angolo di terra che chiamiamo comunemente e abbiamo chiamato sempre più spesso Occidente.Là dove muore il sole, metafora della morte di ogni infanzia del mondo, di ogni potenza dionisiaca, il ritiro dall'irruzione tecnologica, dal praticismo diviene evocazione per l'irrompere della straordinaria ordinarietà nel quotidiano dell'uomo a una dimensione.

E TU HAI CENTO OCCHI...

E tu hai cento occhi
che vedono sotto i vestiti della notte.

Ci sono strade ripulite lucenti
ci sono prati pieni di gocce
riflettono lampioni
rimandano ad altre città.

Ci sono uomini e donne
affascinati e storditi
e i tuoi cento occhi
vedono lontano
oltre le miriadi di luci
a coprire i peccati
di piccoli amori di tradimenti
di notti insonni di vecchiaia
dura a finire
di falsi soprammobili cinesi
e stampe bucherellate d'insetti
favole mai narrate
suoni disperati ed ansia
a coprire i cuori dei nostri vicinistupidi assassini.


SEGUENDO QUESTO LINK.... Altre mie poesie

DEPSICHIATRIZZATEVI!: VIDEO NO RITALIN

Mi permetto di segnalarvi che il video "NO Ritalin" - di econ Saverio Tommasi per la regia di Francesco Ritondale e con la collaborazione diHulot distribuzione cinematografica - può essere guardato ed eventualmente scaricato - in qualsiasi formato e gratuitamente - dall'home pagedi www.arcoiris.tv; lo trovate scorrendo scorrendo l'home page versoil basso, nella colonna centrale; il video dura pochi minuti. Il video - dal carattere teatral-informativo - è stato prodotto inmaniera indipendente ma comunque in appoggio alla relativa campagna nazionalecontro il noto psicofarmaco destinato a bambini "troppo" vivaci ocon il cosiddetto "argento vivo addosso". Lo stile del video è prettamente teatrale, i contenuti reali - trattidalla documentazione esistente. Il video, oltre a poter essere scaricato gratuitamente dal suddetto www.arcoiris.tv, è possibile richiederlo gratuitamente in formato Dvd, basta scrivermi prendendosi l'impegno morale di mostrarlo ad almenocinque persone. Niente di più. Se ritenete il video valido vi prego di dedicare cinque minuti di tempoper inoltrare questa comunicazione a parenti, conoscenti e amici. Io ne sarei entusiasta, la causa sostenuta. Un abbraccio di pace, Saverio Tommasi"Compagnia Teatrale Saverio Tommasi"Tel. 339.10.96.696

mercoledì, agosto 09, 2006

IL MASTER E' FINITO! UNA PRECE...

Finalmente è terminato questo lungo apprendistato

che serviva per salvare sanità dal malaffare

o ancor più a tener le parti dei toscani o dei lombardi.

Quel ch'è certo e rimarrà è la grande sinfonia dell'ilare compagnia

d'un manipolo d'amici mediconi ed ingegneri, gran giuristi e ragionieri

che dan lustro e sono stelle anche col puzzo alle ascelle.

Qui comincerò a narrare delle allieve la più bella

dottoressa antonella di cui ognor vorrei lodare la sagacia e l'allegria, oltre che la dolce...zia

ma non sono quell'andrea che le donne fa impazzire

sulla costa grossetana e non son nemmeno il cuoco che serena cucinò e in viareggio trascinò.

Bello il corso e le sue vele per il calabro dottore

che comanda a tutte l'ore col suo grande cellulare

finanziere rinomato è da tutti ormai stimato,

come il sommo ingegnero uomo amato e ognor severo

che sta assiso in cisanello ed un baffo a lui gli fa tutta l'università.

Lodi altissime a giovanna che per noi è una manna e l'azienda asl lo sa già

che un bel giorno in alto andrà

come pare tocchi anche al lugli omo onesto e senza intrugli

arrichire lui potrà anche la ligure sanità

come anco alla biondina sua compare e sua madrina

che il bilancio conterà e la spezia vanto avrà.

Ma chi è questo bel tizio? Recuperatore creditizio che dal caldo lui smaniava

ed al cesso sempre andava,

anche a luglio nella calura era bello ascoltare chi con grazia

ogni norma sapea citare donna eccelsa e sempre in vista questa nostra grande urpista.

Non manchiam poi di citare la giurista versiliese riservata e cortese e

Cettina amor senese se non ero già accasato la fregavo al fidanzato.

Per finire volo in aria, direzione sanitaria, ch'è guidata con gran charme

dalla grande azzacheggian. Sembra un nome un poco strano ma il suo fascino vien da lontano e ci

accompagna la fantasia tra le nozioni d'economia.

Se di una vipera prendete il morso presto accorrete al pronto soccorso

e troverete una medichessa intelligente e per nulla fessa che col suo ardor

vi aggiusterà nella pugliese sanità

ma il più grandioso e bravo guaglione sta ai controlli di gestione, tutte le donne facea sospirare

ma non si fece mai sbottonare ( a quanto ne so!).

Ultimo infin ma primo in rispetto

per la certezza del vostro domani un angelo assiste: è il grande imani.

Link:
www.mastermansan.it/

Il bosco degli operatori sociali

C'era una volta in un bosco, cioè una jungla sociosanitaria detta Welfare, un mostro cattivo e nero che si chiamava Diverso. Era sporco lurido spesso disonesto e lascivo, tanto che tutti coloro che vi si avvicinavano, rimanevano sconvolti da quell'essere schifoso. Nessuno se ne curava, le tv del Padrone ci mandavano a dire che non esisteva più. "Bambini non abbiate paura, il Diverso è solo un incubo comunista. C'è solo gente che non ha voglia di lavorare o, come i drogati, se le cercano."Solo poche assessore donne al sociale di giunte di sinistra lo evocavano e quando lo facevano la gente scappava terrorizzata. E spesso, se il pubblico restava ad ammirarle, loro si avvicinavano spiegando che insomma è umano come noi. "Guardate com'è tenero il punkabbestia ha bisogno di famiglia, della nostra solidarietà." E lisciando i folti ricci cotonati che sprizzavano pulciotte giocoliere, s'arrese alla puzza svenendo, ma con grande solidarietà.Decisero allora che andava aiutato e misero in campo fior di progetti. Il bosco si fece zeppo di gente a caccia del Diverso per portarlo fuori dal bosco e nella città incantata con la speranza di integrarlo. Che volesse dire 'integrarlo', nessuno lo sa di preciso. Insomma di salvarlo. Una brava ragazza lo avvicinò per farlo biodanzare, sperando di scioglierne i blocchi; un'altra lo testò sperando di coglierne le punte antisociali e un'altra ancora cercò di ammansirlo con pastigliette elettroshockanti, perché sicuramente tutti i problemi venivano dal suo cervello strano e portato per sua natura al male. Lui, il Diverso, si sentì importante: finalmente qualcuno mi ama, non sono più solo. Andrò in gita in montagna, anche se ho gravi problemi all'anca, potrò costruire sdraie da mare, come tutti gli altri - a me non riuscirebbe, ad esempio -; diventerò produttivo infornando ceramiche e vendendole al mercatino. Sarò il ragazzo prodigio che loro vogliono. Nel centro diurno di don Euro, m'innamorerò di una di queste sante figliole per nulla fatte male e farò contenti tutti i miei salvatori.Insomma cura dopo cura, decise di uscire dal bosco e per farvela breve, fece contenti tutti gli operatori, tanto da assurgere al rango di Casosocialeandatoabuonfine. Si trattava solo di integrarlo con gli altri. Fu inserito in un ambiente protetto, con un lavoro protetto ed una fidanzata protettiva. E la mattina ufficiale (ci sono sempre mattine ufficiali) in cui s'esponevano i lavori a maglia degli utenti, prese la parola il sommo Operatore: "Il mio caso, come potete osservare, è stato risolto benissimo. Adesso il Diverso è uguale. La terapia ha funzionato". Ma il suo Ego senza orizzonti, fatto di ampie e documentate certezze, come ogni favola, era destinato a crollare. La natura selvaggia ed individualista del Diverso impresse alla riunione ben altro cammino. La terapia che avrebbe dovuto renderlo uguale lo fece ritornare, più puro e più saggio, alla sua vecchia passione. Si rese conto che scaccolandosi era felice e che nessun'altra cosa gli dava maggiore soddisfazione. Non furono dello stesso parere i Tecnici presenti che considerarono il lavoro sociale un drammatico fiasco. Invitarono perciò l'equipe a riconsiderare il progetto terapeutico e a prendersi una vacanza, perché il solo modo di aiutare quest'umile creatura era la CC. (Comunità Coatta), dove si diventa uguali per forza.Non sappiamo che fine abbia fatto il Diverso. Se sia diventato una Guardia del Corpo o sia scappato di nuovo nel suo bosco. Ci resta di lui il fetore, tanti sogni di salvezza infranti e la speranza che qualcuno, anche solo uno dei normali abbia compreso col cuore la sua Diversità.

IL MERAVIGLIOSO MONDO DI ADELIE (ERSILIA)



Adele Zuccoli è una meravigliosa artista
che vale la pena di far conoscere al mondo
intero.

Ottavia, Isaura, Isidora, Ersilia.. sono le città invisibili esposte, in
agosto presso la Libreria Margaroli di Varese in una mostra di acquarelli dal titolo
Le città in-Visibili di Italo Calvino”, di Adele Zuccoli.
Un bel raccontino illustrato da Adele, dal titolo "L'altalena" .
Di lei ha parlato "L'Eco del Verbano" nella presentazione di un noto festival letterario in cui sono stati esposti suoi lavori, mentre già nel 2004 VareseNews annunciava un suo intervento multimediale e grafico al Museo di Gallarate per la presentazione delle Città invisibili di Calvino.

RECUPERARE IL SENSO (DEL SOCIALE). SPUNTI...

Un altro passaggio importante nella negazione dell'idea di sviluppo illimitato mi pare possa essere intravisto nella negazione del sociale stesso come pedina dello sviluppo democratico. La vecchia società dell'800, quella che continua a riprodursi ancora oggi e che ha dato l'imprinting esistenziale alla rovina odierna dei sistemi democratici e della rappresentanza, aveva come portato l'appello al sociale (l'enfasi sulla partecipazione mediata dalla politica). Come prodotto finale abbiamo l'individuo-massa consumatore. La regressione implica il tenersi fuori, l'autoesclusione dai meccanismi di rappresentanza e di consumo. In particolare, le basi della rappresentanza divengono adesso precarie. Un esempio può essere fatto basandoci sulla differenza tra adesione ad un partito oppure ad un movimento o ad una associazione. Nel primo caso persiste, anche in coloro che decidono di fare una scelta di carriera, l'accettazione passiva di un programma, di un insieme di scelte entro cui muoversi. Cosa alquanto diversa dal secondo tipo di adesione che comporta necessariamente scelte e forme di adesione attive, veicolate da una serie di azioni pratiche.
L'individuo consumatore diventa
consumatore critico, crea nuovi valori nella dissociazione dal sistema terroristico della sopravvivenza. Alla richiesta di scelta che i mass media, veicolo della classe dominante, mettono fra regressione critica oppone una via alternativa che non contempla nulla del reale monodimensionale, una dimensione altra che deriva da altre soggettività oggi escluse. Controcultura è adesso ripensamento. Obbligo di chiedersi da parte di ognuno "perché lo sto facendo?".
La serie di risposte che sistematicamente sono in grado di generarsi non può a sua volta che contribuire allo scardinamento della visione culturale odierna, dettata dal consumismo e dalla propaganda della sopravvivenza come molle e meccanismi di produzione dell'umanoide educato alla semantica della cultura globale. L'autoesclusione è immediatamente rifiuto di appartenenza al sistema globalizzato, rifiuto delle tappe convenzionali dettate per l'individuo ultrasocializzato, introduzione della differenza, del singolare.

RECUPERARE IL SENSO


Una società come quella che stiamo vivendo, complessa - non ho paura di definirla anche complicata - sta generando incertezze e delusioni. E' un gran casino, ammettiamolo, doverci vivere e più di uno me lo conferma, quando mi dice che si terrà lontano dal generare figli, vittime future dello sfascio attuale. Che la gente non sappia dove andare a sbattere la testa ce lo dicono moltissimi degli indicatori che ogni giorno mi capita di valutare: depressioni, aumento del consumo di psicofarmaci, violenza familiare, maltrattamenti di donne e minori, una salute mentale collettiva sempre più compromessa. E infine, la perdita di un centro, cioè un insieme di valori in cui ci si possa rispecchiare, di cui tenere conto e da perseguire nella vita.
Se andiamo a vedere quali sono i determinanti di questo grande insieme di disagi troviamo - equesto fa parte anche del sentire comune, non solo del teorico - che essi risiedono sia nei valori veicolati da questa società, sia dalle scelte di carattere strutturale che la riproducono.
Cambiare i valori, quindi, per avvicinarsi al cambiamento della struttura, questo mi pare dovremmo perseguire. Dico dovremmo, rivolgendomi a tutti coloro che si ritengono profeti, che non si accostano alla quotidianità senza un pensiero per il domani, per quello che avrebbe potuto essere, ma soprattutto a quello che dovrebbe essere.
Nuove leggi al posto delle vecchie. Ma quali sono le vecchie leggi? Progresso e innanzitutto progresso economico; aumento della ricchezza prodotta. Uno dei capisaldi valoriali. L'illusione che lo sfruttamento delle risorse sia infinito e quindi infinite anche le possibilità di sviluppo della riproduzione del capitale e quindi delle merci e della ricchezza. Oggi ci stiamo rendendo conto che questa è solo una chimera e che appunto da tale chimera, rivelatasi portato ideologico delle classisuperiori, nascono i problemi ambientali ma anche culturali dell'uomo. E' possibile sostituire il concetto di sviluppo ecologico a quello di progresso? Il sistema socio-ambientale cambiato dalle forze della razionalità, senza bisogno di gettare via l'acqua sporca con il bambino. Cioè evitando diintrodurre nello sforzo critico alla razionalità occidentale le forme di irrazionalismo, autoritarismo e fanatismo religioso che vediamo avere molto successo oggi.
Quello che occorre è un antidoto culturale: la parsimonia come grimaldello, la regressione al posto dell'idea ottocentesca di uno sviluppo illimitato. La lentezza e il pensiero critico invece della velocità e del rapido, sottoposti alle logiche fordiste del macchinismo, del sociale come organismoriproduttivo di sviluppo. Fermare lo sviluppo non potrà essere definito luddismo se a questa regressione pilotata si accompagna una ri-presa del senso, quindi dei valori che sottendono la vita sociale e quella delle soggettività che la compongono/criticano/condizionano.

IL SENSO

Quando non conosci il senso, ti sfugge e ogni cosa è uguale ad un'altra. E ti dibatti cercando quel che sei in quel che fai.Adesso quest'operazione risulta impossibile poiché siamo ingranaggi di un meccanismo che consideri a naso decisamente avverso a te. Tu, operaio della vita, i burattinai sono sempre i soliti funzionari della morte. "Io avrei bisogno di isolamento, un convento di clausura in mezzo ai boschi". Sento quel che dice una collega e trovo sia sempre troppo "cheap", troppo semplice da esprimere questo modo comune di pensare che ormai rinuncia al cambiamento e poiché appunto luogo comune reca in sé la propria disperata negazione.