giovedì, settembre 27, 2007

La fiducia in sé: Pisa-Triestina 2-1


Trascinata da un Kutuzov sontuoso e da un sistema di gioco efficace ed imprevedibile, la squadra di mister Ventura conquista la prima vittoria casalinga della stagione ai danni di una Triestina tutt’altro che dimessa.

La fiducia in sé, nelle proprie forze fa diventare grandi, non solo nel senso della maturità. L'affermazione di Nietzsche "Diventa ciò che sei" è un richiamo alle proprie forze spontanee ed originarie, contro ogni conformismo. Non si deve far altro che riappropriarsi della propria esistenza, accettandosi come naturalmente siamo. "Non si tratta più di trovare una dimensione di perfezione originaria e precedente al formarsi della società come la conosciamo, come in Rousseau, teorizzatore dello stato di natura, ma di adeguarsi alla Natura" (1)Oltre alla filosofia di Ralph Waldo Emerson che sottolinea questo concetto (2), troviamo interessanti spunti nella disciplina filosofica stessa,ma anche in tutte le discipline umanistiche, in quanto veicoli di fiducia, vocazione curativa a rigettare in ognuno il proprio falso Sè.

mercoledì, settembre 26, 2007

Follia - Patrick McGrath






"Le storie d'amore catastrofiche contraddistinte da ossessione sessuale sono un mio interesse professionale ormai da molti anni. Si tratta di relazioni la cui durata e la cui intensità differiscono sensibilmente, ma che tendono ad attraversare fasi molto simili: riconoscimento, identificazione, organizzazione, struttura, complicazione e così via. La storia di Stella Raphael è una delle più tristi che io conosca."

Così inizia questo romanzone che ti trascina dalla sensualità dei primi passi della travolgente passione fra la moglie di uno psichiatra ed un artista pazzo scatenato e assassino fino alla depressione di Stella ed alla immancabile rovina.
"Sono pazza? si chiedeva. Come posso giocarmi tutto quello che ho, come posso essere così irresponsabile, io, una donna adulta, una madre? Ma alla sola idea di rivedere Edgar tutti i dubbi e le esitazioni svaniscono."

La passione stravolge e per questo i protagonisti assumono ai nostri occhi la veste di semidei, esseri eccezionali che osano sfidare le leggi naturali della sopravvivenza pur di spegnersi l'uno dentro l'altro. Capaci di andare oltre, mentire anche a sé stessi, scavarsi la fossa pur di non mancare all'appuntamento con la passione per l'altro. Il gran finale è immaginabile e l'intero romanzo ti lascia una incredibile malinconia perché l'identificazione o il suo ideale non possono non coinvolgere chiunque abbia una sensibilità/curiosità per la vita seppur minima.

sabato, settembre 22, 2007

Veltroni Superstar?



C'era tutta la nomenklatura dl partito, i maggiorenti col loro codazzo, molte volpi della margherits. C'erano i simpatizzanti - in gran numero - ultraquarantenni di sempre; pochissimi i ragazzi che non pensano più alla rinascita. C'ero anch'io, curioso di vedere la partenza di questo nuovo Partito Democratico.

Un rituale scarno, senza gli inni e gli stendardi di un tempo, anticipa l'intervento di Walter Veltroni, il candidato favorito nei sondaggi. Il suo discorso vorrebbe infondere ottimismo e vitalità - la parola più ricorrente è "coraggio" - ma tra le righe si nasconde la selva delle difficoltà da affrontare per mettere insieme quelle due-tre culture diverse e per imporre la logica del maggioritario, dentro e fuori dal partito.

Veltroni è intelligente, un uomo di cultura, un buon leader. Forse di proposito nel suo discorso di Pisa di venerdì sera sacrifica il metodo per enfatizzare il fine, cerca l'aggregazione ed il consenso fra spauriti e isolati. Non a caso il passaggio più applaudito riguarda il richiamo alla questione della sicurezza e dell'ordine pubblico; l'altra faccia della medaglia era l'accoglienza degli stranieri (questa molto meno ben accolta). Molti i riferimenti a Bauman, Amartya Sen se ne sta sullo sfondo, ancora inaccessibile al popolo. Mi chiedevo come sarebbe stato non qui non nella terra rossa, ma davanti alla platea dei padroncini del Nord Est.

Pur considerando onesto l'intervento, c'è da chiedersi come finirà quando ci accorgeremo che questo è stato un altro flebile tentativo, che le classi dirigenti saranno sempre al loro posto e che ci saranno ancora, inamovibili, le stesse lobbies di sempre ad ostacolare la svolta verso una democrazia matura.

lunedì, settembre 17, 2007

Ordine e gerarchia: Pisa - Brescia 0-3


Il Brescia passa a Pisa con un netto 3-0 e rimane l'unica formazione ancora a punteggio pieno, in attesa del recupero con il Piacenza. Grande protagonista Possanzini, autore di una doppietta e dell'assist per la terza rete di Zambelli.

Esiste una scala dei valori, una gerarchia che deve essere rispettata. Il Pisa, neopromosso in B deve sottostare a quest'ordine e nulla può anche il più tifoso, essere tanto partigiano da non ammettere l'ordine del reale. "Secondo me, la gerarchia è un ordine sacro, una scienza e una operazione che si conforma, per quanto è possibile, al Divino, e che è portata all'imitazione di Dio proporzionalmente secondo le illuminazioni che da Dio stesso sono comunicate" Dionigi pseudo-Areopagita

Già per i I presocratici (fine VII secolo a. C.- VI sec): la giustizia e' attributo dell'ordine cosmico nella sua totalita'. Più tardi la patristica medievale vide nella classificazione verticale della società la manifestazione dell’ordine archetipico nella gerarchia dell’Essere universale. Per Tommaso d'Aquino "bonum universi est bonum ordinis": ogni fenomeno è un bene nella misura in cui occupa il posto che gli si addice nella gerarchia del reale.

Blade Runner: il monologo


mercoledì, settembre 12, 2007

LA STORIA SIAMO NOI!

Digital Divide Sociale, Culturale e Innovazione ICT (2°parte)



a cura di Claudio Tancini - Forum Innovazione


Carenza di strumenti

La diffusione degli strumenti informatici è fondamentale per poter beneficiare della innovazione tecnologica. Nel rapporto Istat del 2005 viene riportata una disponibilità di personal computer nelle famiglie italiane del 43,9%, e di accesso a internet del 34,5% (anche se solo del 11,5% per accessi in banda larga).
Sul versante dei personal computer la disponibilità di macchine sempre più potenti ha permesso un allargamento della offerta applicativa e delle funzionalità, la rincorsa alla crescita ha tuttavia creato una doppia base installata, quella delle aziende e degli utilizzatori che hanno maggiore disponibilità economica per il rinnovo tecnologico, e quella degli utilizzatori di macchine e software delle generazioni precedenti. Abbiamo quindi allargato il numero di macchine, ma spesso la qualità dell'insieme è meno alta di quello che i numeri potrebbero far sembrare.
Un'altro fenomeno interessante è la maggiore diffusione del notebook, che ha permesso al personal computer di non essere più vincolato al “luogo”, questa tendenza potrà abilitare ulteriori applicazioni e permettere una ancora maggiore diffusione della tecnologia, la vera questione si sposta sulla identificazione degli strumenti del prossimo futuro, in particolare la convergenza o la competizione tra pc sempre più piccoli verso apparati più simili a telefoni cellulari o palmari.
Per quanto riguarda il software al momento resta deludente la diffusione dei sistemi alterativi, open source, che pure oggi, grazie all'impegno di molti soggetti, hanno tutte le possibilità per competere con i leader di mercato.La minore semplicità di uso e la mancanza di supporto sono alla base di questo stallo, e una maggiore attenzione a questi aspetti, unita ad una migliore compatibilità con le macchine di seconda generazione, potrebbe invece creare le condizioni per una diffusione maggiore di software alternativi con benefici anche dal punto di vista del digital divide.
È singolare constatare come molti software open source siano migliori, per funzionalità e prestazioni, di quelli sviluppati in modo “tradizionale”.In effetti in questo contesto la creatività dei soggetti viene maggiormente premiata, e questo fenomeno dimostra quanto spazio di miglioramento ci sia nello sviluppo del software, che spesso è rallentato proprio dalla rigidità (spesso culturale) delle strutture di sviluppo.
Il software applicativo dovrebbe poi focalizzarsi maggiormente sull'utilizzo dei sistemi e sul valore aggiunto delle loro funzionalità, oggi la rincorsa all'ultima “chicca” rende praticamente impossibile seguire l'evoluzione dell'insieme, e questo spaventa chi vuole utilizzare la tecnologia senza dover per forza diventare un super esperto e dedicare troppo tempo all'aggiornamento specialistico.In questo caso l'acronimo KISS (Keep It Simple and Stupid) è quanto mai azzeccato per permettere la diffusione della tecnologia ad un grande numero di persone, e quindi massimizzarne i benefici.
Il successo dei telefoni cellulari, e quello più elitario dei palmari, ha messo in evidenza come non ci sia una preclusione di principio alla tecnologia, ma che quando i benefici sono evidenti e gli strumenti accessibili, la loro diffusione è garantita.
In questo caso servirebbe un maggiore sforzo per evidenziare altri tipi di benefici, che non siano legati a esigenze semplici o a status simbol, per poter creare la giusta propensione alla innovazione.
Troppo spesso poi l'accesso alle tecnologie, soprattutto ai personal computer e alle reti, è legato ai soli aspetti ludici, o ancora peggio alla pornografia, limitandone le reali potenzialità e riducendoli ad un ruolo quotidiano marginale.
Ancora nel 2005 per il 40,4% delle famiglie Internet era inutile o non interessante, e il 30% dichiarava di non essere capace di utilizzarla.Anche questo è un gap (culturale) che ci divide da altri Paesi nostri competitor.
Le Grandi Aziende sono già da tempo impegnate al rinnovamento tecnologico e alla ricerca di efficienza, con risultati evidenti.Negli ultimi anni anche il settore consumer è diventato determinante, perché i costi dell'hardware sono calati pur fornendo maggiore potenza elaborativa, e contemporaneamente è migliorata molto l'offerta di servizi applicativi, dall'area dei giochi a quella del software di utilità personale, a quelli di comunicazione.Questa tendenza potrebbe essere un eccezionale volano per ridurre molti fattori che determinano il digital divide culturale, e si dovrebbe porre ancora maggiore attenzione alla abilitazione di questo settore, per permettere la continuazione dell'attuale trend.
In sintesi possiamo quindi dire che gli strumenti ci sono, e che ci sono anche aree di miglioramento sia nella loro diffusione che nelle loro potenzialità.
L'Italia non ha oggi la possibilità di giocare un ruolo importante in questo mercato per quanto riguarda l'offerta di hardware e software. Stiamo diventando un popolo di utilizzatori e integratori.Questa è una situazione che dovremmo riconsiderare, se è vero che è difficile essere competitivi nel mercato globale, è anche vero che la attuale prospettiva è quella di vedere un drenaggio di nostre risorse economiche verso i soliti global players, e di non poter beneficiare tra l'altro di nessuna realtà industriale che possa creare sinergie con di attività di ricerca e sviluppo.
Ci sono poi aree tecnologiche con enormi potenzialità di crescita, come la domotica, la telemedicina, le applicazioni ICT di controllo e di servizio (i.e traffico, soccorso), sulle quali si sono avviati progetti specifici, che tuttavia al momento non producono un effetto innovativo diffuso e un ampliamento del mercato ICT, questa sono aree sulle quali potremmo investire per recuperare il nostro gap nella industria ICT.
Purtroppo non si vedono al momento iniziative, nel privato come nel pubblico, tali da cambiare in modo significativo questo contesto.

martedì, settembre 11, 2007

Ricerca e innovazione in Sanità per un nuovo Welfare







"Appello agli operatori del settore per il programma ed il progetto politico del Partito Democratico"

Il documento si presenta a mio parere con toni eccessivamente enfatici circa il progresso occidentale della medicina, con un evidente appiattimento sui mezzi tecnologici, tanto da prospettare una visione tecnicistica e poco politica della ricerca e dell'innovazione in sanità. Sono scarse, infatti, le proposte di carattere culturale. Innovazione è sviluppo tecnico tout court. Si fa riferimenti ad aumenti della spesa per l'ammodernamento del parco tecnologico, necessità di cablaggi e sviluppoo di infrastrutture, ma non si sottolinea abbastanza a quale fine. Si continua a pensare al mezzo e non al bisogno che questo dovrebbe contribuire a soddisfare. Dovrebbe essere compito della politica indicare questo. Ad una visione decisamente orientata alle aspirazioni di competitività dell'"Azienda Italia", non si guarda al generale sistema di welfare che vige in Italia. Manca poi una visione delle innovazioni nell'ottica dell'integrazione sociosanitaria e ci si astrae dalla realtà delle diverse culture sanitarie che agiscono nel bene e nel male dentro questo sistema e ne condizionano la governance. Quando si tratta della Telemedicina si fa cenno all'assenza di normative e coordinamento: proprio quello che dovrebbe suggerire la politica: come creare relazioni e maggiore integrazione nel sistema. Di sicuro interesse invece mi pare la sottolineatura dell'alleanza possibile fra cittadini e amministrazioni della salute quando si parla della doppia rete (fisica e digitale). Ma questo è il risultato delle innovazioni prima di tutto di carattere culturale, piuttosto che tecnologico. Alla fine del documento, si evidenzia la necessità di formulare nuove strategie per abbattere le resistenze all'adozione delle nuove tecnologie: questo avrebbe dovuto essere il contenuto del documento stesso.

lunedì, settembre 10, 2007

Autovelox di troppo


Una lettera indirizzata al Sindaco per protestare che sta mettendo troppi autovelox. E' questa l'ultima trovata del cittadino lamentone che siccome ha l'automobile, deve per forza andare dove e come gli pare. E' l'Italia dei diritti senza doveri che passa dalla Casa della Libertà (del proprio porcocomodo) e che alza la voce quando viene toccato l'interesse singolare, mai per le morti per incidente stradale e nemmeno per l'uso che i comuni fanno dell'autovelox come fonte di facili incassi, piuttosto che come deterrente. Ma la pubblicità dell'auto come strumento di libertà ormai ha fatto breccia ed è parte della cultura di questo paese malandato.
Su questa tiritera dell'autovelox ho dovuto scrivere anche un altro intervento. Clicca e leggi.

sabato, settembre 08, 2007

La beffa e l’ingiustizia: Pisa-Frosinone 0-1

L'ultima prova del Pisa, sconfitto da un gol inesistente dopo aver dato prova di un calcio efficace e spettacolare, mi dà lo spunto per parlare della beffa e dell'ingiustizia. Dopo la folgorante vittoria ottenuta sul campo di Bari eccitatissimo mi accingo insieme ad altri 10 mila a gustarmi l’avventura: Ventura schiera la formazione annunciata, con Trevisan al centro della difesa e Genevier a far coppia con Passiglia in mezzo al campo

La beffa arriva all'inizio del secondo tempo: i ciociari passano in vantaggio con il gol fantasma: Amerini sfiora la palla su una punizione dalla sinistra, Morello sembra salvare sulla linea ma il guardalinee giudica il pallone interamente dentro. Il Pisa prova a reagire cercando il gol soprattutto con Passiglia e Kutuzov, ma la strafiga che ci colpisce non vuol far entrare palloni in rete.

Vale la pena, a commento di questa giornata, citare la metafisica di Schopenauer: “Secondo Schopenhauer il principio metafisico, la Volontà, è irrazionale e mira unicamente alla conservazione di sé, nella completa indifferenza per il destino dell’uomo. La realtà ci appare ordinata, provvista di senso, solo come rappresentazione, come nostro modo di vederla e di ricostruirla, mentre in sé, come noumeno, è irrazionale, priva di scopi e di senso. L’uomo crede di agire sulla base di motivi e di intenzioni, ma è in realtà uno strumento della Volontà ed è condannato per ciò stesso a essere infelice. La condizione umana, sia a livello individuale che sociale, è caratterizzata dall’infelicità, dalla lacerazione e dal conflitto, dalla mancanza di senso.”

Ci illudiamo che la forza del gruppo, la sua coesione, unito al valore dei singoli (il Castillo di Bari) possano aver la meglio sul destino, ma no, esso è indifferente alle gioie del tifoso.

Per contro, i ciociari godendo di un vantaggio immeritato, dovrebbero imparare da Tommaso d'Aquino che "La gratitudine si compone di diversi gradi. Il primo consiste nel riconoscere (ut recognoscat) il beneficio ricevuto; il secondo consiste in lodare e render grazie (ut gratias agat); il terzo consiste in retribuire d'accordo con le possibilità e secondo le circostanze più opportune di tempo e luogo" (II-II, 107, 2, c). Tali circostanze si realizzeranno esattamente il 2 febbraio prossimo. In quella data essi avranno la possibilità di rendere quel che hanno avuto con grande ingiustizia. Inviate questo intervento a quei brodi, please.

giovedì, settembre 06, 2007

Questa famosa libertà individuale...




Ah, certo: ti parlano, e ti parlano, e ti riparlano di questa famosa libertà individuale; ma quando vedono un individuo veramente libero, allora hanno paura."(Easy Rider 1969)


"Non hai potuto far nulla per tenere con te questa persona?" E' la domanda che adesso farei a chiunque si lamenta di esser stato abbandonato. Mi sto ponendo il problema di cosa significhi libertà individuale. Credo che con questa parola abbiamo fino ad oggi giustificato i comportamenti di allontanamento, che in realtà hanno creato solo uno sbarramento verso gli altri. Siamo diventati quello che il sistema voleva: degli atomi, individui liberi di stare da soli, ma schiavi del consumo e di questo status quo.
L'illusione di poter esser tutto e navigare verso un orizzonte infinito che tale non è mai. E adesso scopriamo di aver lasciato deserti intorno a noi e che in fin dei conti non possiamo cambiare quello che è fuori di noi. Così ci propinano dosi massicce di veleno, ma siamo contenti di acquistarne perché quando lo facciamo realizziamo il sogno pubblicitario del sentirsi liberi. Ma sentirsi liberi non è esserlo davvero. Perché possiamo esserlo solo con gli altri.
A poco a poco riusciremo ad uscire dal guscio umanoide, riportare a casa chi abbiamo abbandonato, riscoprire la forza del collettivo/comunità/altri, la sola chi ci potrà dare coraggio e forza e ironia.

Se non sai l'itagliano..sallo!

Quel pomeriggio volevo restare solo, disinnescai la segreteria telefonica ed i dolori provocati dalle mie vene vorticose si facevano sentire vieppiù. Qualcuno di fronte a questo mio comportamento sarebbe rimasto putrefatto, ma io no. Ero appena stato in farmacia a prendere una tantum verde, aspirina in supposte effervescenti, un pacco di cotone idraulico e pomata per l'Irpef. Al ritorno pensavo: "Quando muoio mi faccio cromare". Con la mente altrove non avevo nemmeno blaterato il biglietto del bus, ma del resto non son mica obliquo che posso fare tutte queste cose simultaneamente!

La notizia dell'onda anonima che aveva travolto due surfisti il giorno prima mi aveva abbacchiato. I loro cadaveri presentavano chiari segni di decesso. Eppoi uno scontro fra auto che aveva causato 5 feriti e 10 confusi.Ed infine il buco dell'orzoro.Tutto in quel giorno sembrava coagulare contro il mio equilibrio mentale. Non ci stavo per nulla ed è nel mio carattere sodomizzare quando qualcosa non va. Solo la vista di una bella straniera mi dette un poco di vitalità: del resto anche l'occhio va dalla sua parte e quando mi sento così non so a che santo riavvolgermi. Nel chiuso delle mie stanze riandavo col pensiero alla mia gita a Firenze, dove ho visitato il palazzo degli infissi, gustato una buonissima trota salmonellata e comprato una bellissima maglia con il collo di volpino.

La sera era andata bene, me la sono spassata non essendo io proprio uno sterco di santo. Ho trovato un tipo guappo che era andato a lavorare negli evirati arabi e mostrava soddisfatto il suo nuovo telefonino GPL. Sapeva un sacco di lingue, anche il turchese ed ha detto che ero come il fu Mattia Bazar. Davanti a tutta la sua scienza restai illibato. Mi mostrava tutte le bellezze della città, ma io ero momentaneamente in stand-bike a causa del pesce che a forza di andare di corpo mi ero quasi disintegrato.

Ma adesso è inutile piangere sul latte macchiato.